La guerra in Iran presenta un conto salatissimo a Donald Trump. Da una parte per i 29 miliardi di dollari già investiti per le operazioni militari e dall’altra per gli effetti sugli americani, con l’inflazione che ad aprile è salita al 3,8%, raggiungendo il dato più alto dal maggio del 2023. Mentre le tregua continua a vacillare e la tensione tra Usa e Iran resta altissima, negli Stati Uniti arrivano due dati che di certo non aiutano Trump in vista delle elezioni di mid-term.
Partiamo dall’inflazione, che ad aprile negli Usa è salita del 3,8% su base annua dopo il 3,3% del mese precedente. L’aumento è dello 0,6% rispetto a marzo e ovviamente la causa è il conflitto in Medio Oriente, con la chiusura dello Stretto di Hormuz. La ragione principale è infatti legata ai rincari del petrolio, a partire dalle benzina che è aumentata del 5,4% nel mese ma il cui prezzo medio (di un gallone) è di circa il 44% più alto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
L’aumento maggiore dell’inflazione è proprio quello dei prezzi energetici, con un +17,9% su base annua ad aprile. Il dato core, escludendo alimenti ed energia, è del +2,8%, in salita rispetto al 2,6% di marzo (e in aumento dello 0,4% su base mensile). Il nuovo aumento dell’inflazione, sopra le attese, potrebbe influenzare la Fed anche sulle prossime mosse di politica monetaria.
Non solo l’inflazione alle stelle, per gli Usa conto salatissimo anche dalle operazioni militari
Intanto lievita il conto diretto del conflitto per gli Usa, quello legato solamente alle operazioni militari. Finora la guerra è costata 29 miliardi di dollari, stando all’ultima stima fornita da Jules Hurst, che ha funzione di controllore del Pentagono: la cifra è comprensiva dei costi aggiornati per la riparazione e la sostituzione delle attrezzature, oltre che delle spese operative. L’aumento è di 4 miliardi di dollari rispetto alla precedente stima, risalente alla fine del mese scorso. Una netta crescita nonostante la tregua sia tutt’ora in corso.
Anche se resta sempre in bilico, con conseguenze sul petrolio che torna a crescere e sulle Borse europee che chiudono in calo. I mercati sono preoccupati dall’ipotesi di una ripresa delle operazioni militari, che Trump starebbe valutando in queste ore. E non bastano le rassicurazioni del segretario alla Guerra, Pete Hegseth, secondo cui “il cessate il fuoco rimane in vigore”. Trump comunque frena sulla ripresa delle operazioni militari spiegando che sono in corso contatti con i funzionari iraniani e che “non abbiamo fretta di raggiungere un accordo”. Teheran, da parte sua, si dice pronta ad arricchire l’uranio fino al 90% in caso di nuovo attacco Usa. Ovvero la percentuale richiesta per le armi nucleari.