La richiesta di aiuto di Donald Trump sullo Stretto di Hormuz viene rispedita al mittente dalla Nato e dalla maggioranza dei Paesi europei e non. E a nulla sono valse le sue minacce. Trump ha avvertito la Nato, minacciando un futuro “molto negativo” se gli alleati degli Stati Uniti non contribuiranno a garantire l’apertura dello Stretto di Hormuz. “È assolutamente opportuno che coloro che traggono beneficio dallo Stretto contribuiscano a garantire che lì non accada nulla di male”, ha detto Trump, sostenendo che Europa e Cina dipendono fortemente dal petrolio proveniente dal Golfo, a differenza degli Usa.
Trump chiede aiuto agli alleati sullo Stretto di Hormuz e fioccano i no dall’Europa all’Indo-Pacifico
“Se non ci sarà alcuna risposta, o se la risposta sarà negativa, credo che ciò sarà molto dannoso per il futuro della Nato”, ha aggiunto. Nonostante le minacce, Trump è consapevole delle scarse possibilità che gli alleati degli Usa accolgano le sue richieste di aiuto. “Numerosi Paesi mi hanno detto che sono in arrivo. Alcuni sono molto entusiasti, altri meno. Alcuni sono Paesi che abbiamo aiutato per moltissimi anni. Li abbiamo protetti da terribili minacce esterne, eppure non si sono mostrati così entusiasti. E il livello di entusiasmo è importante per me”, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti in conferenza stampa alla Casa Bianca.
“Dopo 40 anni che vi proteggiamo, non volete essere coinvolti in qualcosa di così insignificante? Ma loro hanno risposto: ‘Preferiamo non essere coinvolti’”, ha aggiunto Trump. “Putin ha paura di noi, non della Nato. Noi siamo la Nato”, ha detto the Donald seccato. “Non abbiamo bisogno di nessuno. Siamo i più forti e con l’esercito più forte al mondo”, ha spiegato.
Il gran rifiuto di Londra e di Berlino
I no sono fioccati dall’Europa all’Indo-Pacifico. Il premier britannico Keir Starmer ha chiarito che Londra lavora con i partner su un piano per ristabilire la libertà di navigazione, ma ha escluso un ruolo dell’Alleanza atlantica. “Non sarà e non è mai stata prevista come una missione della Nato”, ha detto. Starmer ha anche assicurato che il Regno Unito “non si lascerà trascinare in una guerra più ampia”.
Berlino ha ribadito che la guerra contro l’Iran “non ha nulla a che vedere con la Nato”. La Germania non contribuirà con mezzi militari a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz finché continuerà la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, ha affermato il cancelliere tedesco Friedrich Merz in conferenza stampa a Berlino accanto al primo ministro olandese Rob Jetten. Anche la Grecia, da parte sua, ha escluso qualsiasi coinvolgimento. Il ministro degli Esteri di Madrid José Manuel Albares ha avvertito che “non bisogna fare nulla che aggiunga ancora più tensione o escalation” nella regione.
Anche Macron per il no con Madrid e Atene
E nonostante Trump ci speri, anche la Francia è pronta a respingere la sua richiesta. Secondo una fonte ben informata, infatti, Parigi dispiegherà navi solo una volta cessate le ostilità tra Stati Uniti, Iran e i Paesi confinanti. Lo riporta il Financial Times. Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha ricordato che il presidente Karol Nawrocki ha già escluso la partecipazione delle forze armate polacche.
Tramonta l’ipotesi di estendere la missione Ue Aspides
Ed è tramontata in Europa l’idea di una possibile estensione allo Stretto di Hormuz della missione navale dell’Ue Aspides. “Attualmente non c’è appetito per cambiare il mandato della Missione Aspides”, ha indicato la responsabile europea di politica estera e di sicurezza Kaja Kallas, al termine della riunione dei ministri degli Esteri. L’operazione Aspides è stata istituita dalla Ue con l’obiettivo di assicurare la libertà di navigazione, proteggere le navi mercantili, in particolare durante il transito davanti alle coste dello Yemen dagli attacchi provenienti dalla terraferma dagli Houthi (Mar Rosso). I ministri degli esteri hanno discusso l’ipotesi di estendere il mandato allo Stretto di Hormuz. E la risposta è stata appunto negativa.
Alla missione Aspides, con quartier generale nella città greca di Larissa, partecipano otto Paesi: Italia, Grecia, Francia, Belgio, Svezia, Lettonia, Estonia e Germania. Anche il Giappone ha escluso l’invio di mezzi militari nello Stretto, nonostante la forte dipendenza energetica dalle rotte del Golfo. Così come l’Australia ha respinto l’ipotesi di partecipare a una missione militare nello stretto di Hormuz, mantenendo una linea prudente nonostante il tradizionale allineamento strategico con gli Stati Uniti.