C’è una linea che attraversa l’Atlantico e tiene insieme Washington e Roma. Non passa dai proclami ma dagli atti amministrativi, dai tagli selettivi, dalle parole chiave ripetute come giustificazione. L’Economic Policy Institute, in un’analisi firmata da Ismael Cid-Martinez e Valerie Wilson, ha messo in fila sei azioni dell’amministrazione Donald Trump che colpiscono in modo diretto e sistemico le minoranze negli Stati Uniti. Letta in controluce, quella lista racconta molto anche dell’Italia di oggi.
Sei azioni, un metodo
La prima riguarda il lavoro. L’amministrazione Trump ha indebolito gli strumenti federali che servivano a far rispettare il Titolo VII del Civil Rights Act del 1964. La Equal Employment Opportunity Commission è stata svuotata di personale e dati, l’Office of Federal Contract Compliance Programs ridotto all’irrilevanza. Il risultato è semplice: discriminare sul lavoro diventa più facile, soprattutto per chi ha contratti fragili o dipende dagli appalti pubblici. L’Epi parla di un arretramento di sessant’anni. In Italia, la discussione ricorrente sull’abrogazione o sul ridimensionamento della legge Mancino e il controllo politico sull’Unar raccontano una stessa diffidenza verso l’idea che lo Stato debba vigilare sulle discriminazioni.
La seconda azione colpisce l’istruzione. Trump ha sabotato l’accesso equo all’università, smantellando il Dipartimento dell’Istruzione e attaccando i programmi di diversità, equità e inclusione. L’Epi segnala anche le restrizioni verso studenti nati all’estero, fino alla minaccia di esclusione da atenei come Harvard. In Italia, il lessico è diverso ma il meccanismo converge: centralità del “merito” sganciato dalle condizioni di partenza, proposte di tetti alla presenza di alunni stranieri, retorica disciplinare che colpisce soprattutto chi parte svantaggiato.
La terza azione riguarda l’economia delle minoranze. Negli Stati Uniti è stata di fatto eliminata la Minority Business Development Agency, creata nel 1969 per sostenere le imprese di proprietà di neri e latinos nell’accesso al credito e ai contratti. L’Epi parla di “omicidio istituzionale” rallentato solo dai tribunali. In Italia non esiste un’agenzia analoga e la politica industriale resta cieca rispetto all’imprenditoria migrante, mentre cresce una narrazione identitaria sul “made in Italy” che esclude chi non rientra nel perimetro simbolico della nazione.
La quarta azione passa dal cibo. Il Congresso a maggioranza repubblicana ha tagliato il Supplemental Nutrition Assistance Program, 230 miliardi di dollari in dieci anni. A fine 2024 il programma sosteneva oltre 42 milioni di persone, con una quota altissima di famiglie nere e native. L’Epi documenta l’impatto sproporzionato su chi già vive sotto la soglia di povertà. In Italia, l’abolizione del Reddito di cittadinanza e i requisiti più rigidi dell’Assegno di inclusione hanno prodotto l’esclusione di centinaia di migliaia di persone, molte delle quali straniere o lavoratori poveri.
La quinta azione riguarda la sanità. Trump ha ridotto i fondi a Medicaid e al programma sanitario per l’infanzia, preparando quello che l’Epi definisce una futura crisi di salute pubblica. I tagli ai Centers for Disease Control e ai National Institutes of Health colpiscono anche la ricerca sulle disuguaglianze razziali. In Italia, il definanziamento reale del Servizio sanitario nazionale, certificato dai dati Gimbe, produce un effetto territorialmente e socialmente selettivo: chi ha meno risorse rinuncia alle cure.
La sesta azione è ideologica ma produce effetti materiali. L’amministrazione Trump ha legittimato la teoria della “discriminazione inversa”, presentando le tutele per le minoranze come un attacco alla maggioranza bianca. È la cornice che rende accettabili tutte le altre misure.
L’eco italiana
Qui la distanza si riduce. In Italia, la retorica del “razzismo anti-italiano”, le evocazioni della “sostituzione etnica”, la criminalizzazione dei poveri e dei migranti svolgono la stessa funzione. Trasformano politiche di taglio e di esclusione in atti di autodifesa nazionale. L’analisi dell’Epi descrive un progetto coerente: smantellare le conquiste del movimento per i diritti civili senza dirlo apertamente, usando leve amministrative, bilanci, criteri di accesso. La comparazione con l’Italia mostra una convergenza di metodo, prima ancora che di contenuti.
Negli Stati Uniti come in Italia, il punto è l’accumulo. Lavoro, scuola, impresa, cibo, sanità, linguaggio pubblico. Ogni tassello sposta il confine di ciò che viene considerato normale. Quando la protezione delle minoranze diventa un fastidio ideologico, l’uguaglianza smette di essere un principio e diventa una concessione revocabile. È questo il filo che lega Washington a Roma.