“Trump rinnega l’accordo su Kiev raggiunto con Putin in Alaska”, Mosca accusa Washington

“Trump rinnega l’accordo su Kiev raggiunto con Putin in Alaska”, Mosca accusa Washington di voler prolungare la guerra.

“Trump rinnega l’accordo su Kiev raggiunto con Putin in Alaska”, Mosca accusa Washington

Dopo l’ottimismo di Donald Trump dei giorni scorsi, quando si diceva certo che “a breve” avremmo avuto buone notizie circa la fine della guerra in Ucraina, l’amministrazione americana sembra aver capito che le cose sono destinate a durare ancora a lungo. Almeno questo è ciò che trapela dal quotidiano britannico Guardian, secondo cui l’ambasciatore statunitense alla Nato, Matthew Whitaker, ha negato che gli Stati Uniti abbiano fissato una nuova scadenza per i colloqui di pace sull’Ucraina.

Insomma, non ci sarebbe il temuto ultimatum di cui ha parlato Volodymyr Zelensky, sostenendo, con evidente fastidio, che gli Usa starebbero pressando in modo asfissiante l’Ucraina affinché “entro giugno” accetti l’accordo di pace con la Russia di Vladimir Putin. Una mossa che, come raccontato dal leader ucraino, sarebbe legata all’intenzione della Casa Bianca di sfruttare l’eventuale pace come strumento per accrescere la popolarità di Trump, recentemente tracollata, in vista delle elezioni di midterm.

Una ricostruzione che Whitaker ha smentito, sostenendo che “la scadenza di giugno è stata menzionata dal presidente Zelensky”, aggiungendo di “non credere che gli Stati Uniti abbiano mai dichiarato questo”, pur ammettendo che Washington “vuole che i combattimenti finiscano il prima possibile”.

Putin deluso da Trump

Ma che le trattative siano ancora lunghe lo si capisce soprattutto dalle parole provenienti da Mosca. Come riporta la Reuters, citando un’intervista con l’emittente televisiva russa Tv Brics, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov è tornato a gelare le speranze di pace affermando che “la Russia rimane aperta alla cooperazione con gli Stati Uniti, ma Washington sta creando barriere artificiali”.

Un cambiamento della strategia americana che, per il fedelissimo di Putin, deriva dal fatto che il reale obiettivo degli Stati Uniti è quello del dominio economico globale, attuato attraverso una vasta gamma di misure coercitive incoerenti con il principio della concorrenza: dai dazi alle sanzioni, dai divieti diretti fino alle restrizioni sulle comunicazioni per alcuni partner. “Dobbiamo tenerne conto”.

Ma a scottare è soprattutto il presunto “tradimento” degli accordi già presi tra lo zar e il tycoon durante il vertice in Alaska del 15 agosto 2025: “Ad Anchorage abbiamo accettato la proposta degli Stati Uniti. Per dirla chiaramente, loro hanno proposto e noi abbiamo accettato”, ma poi “gli Usa hanno cambiato idea e si sono detti non più disposti a seguire l’ipotesi di accordo che loro stessi avevano messo sul tavolo”. Proprio per questo dal Cremlino fanno sapere che la pace è tutt’altro che vicina: anzi, si starebbe allontanando e richiederà mesi di estenuanti trattative.

Mosca-Bruxelles ai ferri corti

Davanti a questa ennesima impasse, l’Unione europea, anziché provare a mediare una soluzione al conflitto, continua a chiedere un maggiore sforzo per supportare l’Ucraina e per piegare la Russia. A ribadirlo è stata l’Alta rappresentante per la Politica estera e la Sicurezza, Kaja Kallas, in un’intervista esclusiva a Europe Today, spiegando che Bruxelles “ha sempre parlato con i russi, ma ora il tema non è chi lo fa, bensì come e cosa vogliamo ottenere da questa situazione. Se vogliamo sederci al tavolo, non possiamo fare altre concessioni, perché l’Ucraina ha già concesso molto. Ecco perché dobbiamo impegnarci nel metterli nella condizione di passare dal fingere di negoziare a negoziare davvero”.

Secondo Kallas, per riuscirci non c’è altra via che imporre nuove sanzioni a Mosca e continuare a foraggiare sine die la resistenza ucraina. Parole che hanno indispettito Mosca, con il ministro Lavrov che ha risposto per le rime: “La Nato, con le sue promesse non mantenute di non espandersi verso est, fatte ancora all’Unione Sovietica; l’Unione europea, che ha distrutto tutta la ricca infrastruttura di cooperazione con il nostro Paese; e l’Osce, che si è completamente asservita alle azioni unilaterali dell’Occidente e ha dimenticato il principio fondamentale del consenso e dell’accordo di tutti i suoi partecipanti, stanno vivendo il loro tramonto”.

L’accusa a Kiev per l’attentato

Intanto, a complicare i negoziati di pace si aggiungono le ultime novità provenienti dall’indagine sul tentato omicidio del vice capo dei servizi segreti russi, Vladimir Alekseyev. Dopo una fuga di due giorni, il presunto attentatore è stato arrestato. Si tratterebbe di Lyubomir Korba, originario della regione ucraina di Ternopol, che, secondo le autorità russe, avrebbe confessato di aver agito su input dei servizi speciali ucraini dopo aver raggiunto Mosca a dicembre per compiere l’attentato.

Ma non è tutto. Il Servizio federale di sicurezza di Mosca (Fsb) ha rivelato anche che dietro all’attentato ci sarebbe pure lo zampino dei servizi polacchi, che risulterebbero “coinvolti nel reclutamento dell’ucraino Korba”, avvenuto “tramite suo figlio Lubos, cittadino polacco residente a Katowice”. Tutte ragioni che alzano ulteriormente – e in modo preoccupante – il livello dello scontro tra Russia, Ucraina e Ue.