Tsipras all’ultima spiaggia. Enti pubblici come bancomat. La Grecia senza liquidità a un passo dal default. Il Governo si prende la cassa delle Spa di Stato

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Sono finiti i soldi per pagare stipendi pubblici e pensioni? L’ultima spiaggia è prendersi quel che resta in cassa agli enti di Stato. Uno scenario disperato che la dice lunga su come siano ridotte le finanze di Atene, ormai in crisi assoluta di liquidità. Per una volta però i mercati hanno voluto vedere il bicchiere mezzo pieno, premiando con una valanga di acquisti la decisione del governo Tsipras che obbliga con un decreto tutte le realtà statali – fondi pensione inclusi – a parcheggiare i contanti di cui dispongono in un conto centrale della Banca di Grecia. Con questi soldi il Paese ellenico cercherà di allungare i tempi, attraverso i classici sistemi di rotazione della liquidità (come l’emissione di pronti contro termini) in attesa che Bruxelles, Francoforte e il Fondo monetario decidano una volta per tutte che dovrà essere di Atene e del suo debito pubblico.

DECISIONI LENTE
La mossa di ieri non è altro che l’ennesima toppa di fronte a un’Europa che si rifiuta di affrontare una volta per tutte un problema che conosce perfettamente da anni. Con risposte parziali, sempre in ritardo e del tutto insufficienti, il default greco è stato amplificato e trascinato all’infinito, accentuando gli efetti della crisi. La mossa di ieri, per comprendere meglio di che si tratta, preleva la liquidità monetaria anche nelle grandi aziende pubbliche partecipate in maggioranza dallo Stato. Un po’ come se in Italia il Tesoro facesse rifornimento di liquidità usando come un bancomat aziende tipo Eni ed Enel o Finmeccanica. Evidentemente però non ci sono molte altre strade. Tanto che secondo fonti citate da Bloomberg, con il decreto appena pubblicato l’esecutivo conterebbe di raccogliere in tempi brevissimi almeno un paio di miliardi, quanto basta per onorare stipendi e pensioni di fine mese (per cui servono circa 1,5 miliardi) e un po’ di altra liquidità necessaria per rimborsare i prestiti Fmi.

NELLA MORSA DEL DEBITO
Anche di fronte a tutto questo l’Europa però non accelera e l’Eurogruppo già fissato per venerdì prossimo a Riga si annuncia già interlocutorio e non risolutivo, come d’altronde sono stati quasi tutti quelli precedenti, traboccanti di promesse e annunci poi rivelatisi illusioni o solo piccole dilazioni per il pagamento dei debiti. All’ordine del giorno della nuova riunione dei ministri finanziari Ue c’è lo sblocco dell’ultima tranche da 7,2 miliardi di aiuti del piano di salvataggio. Il 12 maggio Atene deve rimborsare quasi 800 milioni al Fondo Monetario e senza nuove iniezioni di liquidità difficilmente riuscirà a pagare. Questo significa il fallimento sul quale i mercati scommettono da ormai da anni. Forse la strada migliore perché con un rendimento stellare del suo debito pubblico e senza l’ombra di un ombrello europeo, la Grecia non solo è da anni in una enorme crisi, ma paga il debito pubblico molto più di chi dovrebbe aiutarla e non lo fa.