Turchia, il primo ministro Davutoglu getta la spugna. Troppi contrasti col presidente Erdogan. Meglio andare a casa: “Non per scelta, ma per necessità”

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Il primo ministro Ahmet Davutoglu abbandona l’incarico: l’annuncio delle dimissioni arriva dopo un intenso braccio di ferro con il presidente Recep Tayyp Erdogan. Lo scontro è personale e politico, perché la linea moderata di Davutoglu rappresenta un ostacolo a quella dura e accentratrice del presidente. Tra i due, mercoledì sera, i colloqui sono stati tutt’altro che concilianti; un’ora e mezza di conversazione a cui ha fatto seguito l’annuncio ufficiale. “Non per scelta ma per necessità”, come ha dichiarato Davutoglu rinuncia a correre ancora per la leadership del partito a cui entrambi i leader fanno riferimento.

Negli ultimi mesi i rapporti tra Erdogan e Davutoglu si erano fatti difficili e la tensione era aumentata, dopo che, il 29 aprile, il massimo organo decisionale dell’Akp, la Commissione centrale per la decisione e l’attuazione (Mkyk), ha assegnato a sé stesso, privandone Davutoglu, il potere di nominare i dirigenti provinciali. Questo compito spettava originariamente al Mkyk, ma era stato Erdogan, ai tempi in cui era premier, a decidere di assegnarlo a sé in quanto leader del partito. Mentre Erdogan sembrerebbe determinato a modificare la Costituzione per accentrare più poteri nelle proprie mani, instaurando un regime presidenziale, Davutoglu è apparso invece piuttosto timido su l’ipotesi. Ma le fratture riguardano anche altri temi, non per ultime le trattative con l’Unione europea. Proprio Davutoglu infatti ha negoziato con Bruxelles l’accordo sui migranti e sui visti, e conquistando un rapporto diretto e collaudato con la cancelliera tedesca Angela Merkel.Un protagonismo che ha accentuato le tensioni tra i due politici turchi. Inoltre, il premier uscente, più moderato, ha mostrato di non apprezzare la retata contro gli accademici a seguito delle loro posizioni concilianti con i curdi, così come ha preso le distanze anche dagli arresti dei giornalisti. Molto probabilmente la poltrona vacante verrà occupata da un fedelissimo del presidente. Tra i papabili, i rumor indicano il ministro dei Trasporti Binali Yildirim, oppure il genero di Erdogan, Berat Albayrak.

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di Gaetano Pedullà

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