Tutta Italia in zona bianca. Via le mascherine all’aperto. Ma due milioni e 700mila over 60 non sono ancora protetti dal Covid

zona bianca coronavirus
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

A partire da lunedì 28 giugno, tutta l’Italia sarà zona bianca. Anche la Valle d’Aosta, ultima regione che era rimasta “colorata” (leggi l’articolo), entra a far parte delle aree a basso rischio Covid. Lo ha stabilito un’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia del 25 giugno (leggi l’articolo).

“Con l’ordinanza che ho appena firmato – ha detto il ministro Speranza – tutta l’Italia sarà in zona bianca a partire da lunedì. E’ un risultato incoraggiante, ma servono ancora cautela e prudenza, soprattutto alla luce delle nuove varianti. La battaglia non è ancora vinta”. Un risultato importante per il Paese nella lotta al Coronavirus, non solo da un punto di vista simbolico dopo lunghi mesi di chiusure. Sempre da domani inoltre, fatta salva la Campania dove la disposizione resta in vigore con un’ordinanza regionale, cade l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto.

I dati appaiono incoraggianti. Il bollettino del 26 giugno ha fatto segnare nel Paese 838 nuovi casi di Coronavirus e 40 decessi (-16 rispetto al 25 giugno), dei quali 20 relativi a un ricalcolo della Campania. Le dosi di vaccino somministrate a oggi sono oltre 48,7 milioni, mentre i cittadini che hanno ricevuto la seconda dose sono 17.284.028. Continua a migliorare la situazione negli ospedali: i ricoverati per Covid sono complessivamente 1.771 (-128 meno del 25 giugno), di cui 298 in terapia intensiva (-8). Le Regioni con il maggior numero di contagi sono la Campania (127), la Lombardia (115) e la Sicilia (111), mentre in Valle d’Aosta non è stato registrato alcun caso. Il tasso di positività, infine, è pari allo 0,4%.

I dati della campagna vaccinale  e gli over 60 non protetti

Dal fronte della campagna vaccinale i dati del Governo (qui il report) confermano che ci sono ancora due milioni e 700mila cittadini over 60 che non hanno fatto neanche una dose di vaccino, dunque non hanno alcuna protezione contro il Covid nonostante siano la categoria più a rischio. Sono 49.474.512 i vaccini anti-Covid somministrati nel nostro Paese, il 90,5 per cento delle dosi finora consegnate, pari a 54.661.030 (37.404.247 Pfizer/BioNTech, 10.356.039 Vaxzevria di AstraZeneca, 5.015.138 di Moderna e 1.885.606 di Johnson & Johnson).

Ammonta a 17.572.404 (il 32,26 per cento della popolazione over 12) il totale delle persone vaccinate cui sono state somministrate la prima e la seconda dose di vaccino. Per quanto riguarda la suddivisione territoriale, in testa in termini di dosi somministrate c’è la Lombardia con 8.634.055 (il 92,7 per cento delle dosi ricevute), seguita da Lazio con 5.011.754 (il 90,7 per cento) e Campania con 4.779.222 (il 90 per cento).

“Troppe persone oltre i 60 anni non colgono l’appuntamento con i centri di somministrazione – ha detto il pneumologo del Policlinico Gemelli e già membro del Cts, Luca Richeldi -, e restano vulnerabili al virus. Tra 70 e 80 anni la letalità è del 10% quindi il rischio non si è estinto. Sono molto preoccupato per loro. Ci vuole una campagna di sensibilizzazione rivolta a questa fascia di età. Oppure andiamoli a cercare casa per casa per avviare un dialogo costruttivo”.

“Non parlano solo i numeri a favore dei vaccini, ma quello che succede negli ospedali – spiega Richeldi – Da molte settimane in un policlinico grande come il nostro non sono stati ricoverati per Covid pazienti completamente immunizzati. Dovrebbe bastare questa evidenza per persuadere gli esitanti, a maggior ragione considerando le varianti del virus”.