Tutti pensano al Giubileo, ma alla fine la croce la portano i romani. Venerdì di passione con targhe alterne e metro chiuse

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di Marco Castoro

Una cosa è certa: i romani meritano un posto in Paradiso. Molto più di tanti alti prelati che indossano le vesti ma poi finiscono per scambiarsela con un baby doll. La mattinata di ieri è stata un inferno da girone dantesco: auto dimezzate dalle targhe alterne e contemporaneamente lo sciopero dei trasporti. Con tutte le linee della metropolitana chiuse nelle ore di punta. Un venerdì di passione con le strade intasate e la gente a imprecare davanti alle fermate dei bus. Ma come si può non precettare quei lavoratori che hanno aderito a una protesta indetta in maniera scellerata da un sindacato! Per carità, se si decide di incrociare le braccia un motivo ci sarà, ma la città e i residenti non possono pagare sempre per tutti. Per il Giubileo spuntato all’improvviso tra capo e collo, che probabilmente salverà tante anime ma farà dannare tanti corpi. Per i lavori necessari per l’evento, tra l’altro per sbrigarsi stanno coprendo di asfalto perfino i sampietrini. Per lo stato d’allerta contro il terrorismo. Per le buche che ormai sono diventate numerose come i monumenti. Per le polveri sottili che inquinano l’aria che si respira e che costringono a cure palliative come le targhe alterne. Ma se si vuole diminuire l’uso dell’auto in città non c’è altro rimedio che far funzionare i trasporti. Ma l’Atac, la società che gestisce il servizio, è stata distrutta da dirigenti incapaci che hanno solo succhiato soldi e da sindacati che hanno sventrato l’azienda.