Tutto per un pugno di voti. Da Salvini solo propaganda. Il capogruppo M5S in commissione Giustizia, Dori: “Chi attacca Bonafede fuggì sul Russiagate”

di Davide Manlio Ruffolo
L'intervista

“Anche durante l’emergenza c’è chi non rinuncia al calcolo politico e al proprio tornaconto personale”. Non usa mezzi termini il capogruppo 5s della commissione Giustizia alla Camera, Devis Dori, nel commentare la presentazione della mozione di sfiducia di Matteo Salvini contro il guardasigilli.

Dopo le polemiche di questi giorni sulla mancata nomina del pm Di Matteo al Dap, nonostante le spiegazioni del ministro Bonafede, il Centrodestra ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti del Guardasigilli. Come giudica l’iniziativa dell’opposizione?
“Mi pare evidente che si tratti della solita pretestuosa propaganda. Il Ministro ha messo in cantiere un decreto per permettere ai giudici di rivalutare le scarcerazioni delle ultime settimane, alla luce del nuovo quadro sanitario. Qual è la risposta di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia? Una mozione di sfiducia. Attaccare un ministro pronto a rimettere dentro i mafiosi, equivale a lanciare un messaggio inquietante”.

In piena emergenza e con l’Italia impegnata nella trattativa a Bruxelles per le misure con cui fronteggiare la crisi, le opposizioni provano a dare una spallata al Governo. Gli appelli all’unità del presidente Mattarella sono caduti nel vuoto?
“è evidente che persino in un momento complesso come quello che sta attraversando il Paese ci sia qualcuno incapace di rinunciare al calcolo politico e al proprio tornaconto personale o di partito. D’altronde, c’era da aspettarselo. Salvini da ministro non si è presentato in Parlamento per riferire sulla vicenda Russiagate ma ora attacca Bonafede, il ministro della legge “spazzacorrotti” e della nuova norma sul voto di scambio politico-mafioso. Per fortuna esiste un largo fronte di persone responsabili, pronte a fare il bene del Paese e dei cittadini in linea con gli appelli di Mattarella”.

Al Senato i numeri della maggioranza sono incerti. Teme lo sgambetto dei renziani che, in più occasioni, sono tornati a criticare su più fronti il governo?
“La maggioranza resta solida e compatta, al di là di qualche inevitabile divergenza. Abbiamo un obiettivo comune: contribuire a portare l’Italia fuori dall’emergenza sanitaria e rilanciare l’economia”.

Intanto continuano a tenere banco le accuse, tra l’altro confermate più volte, dell’ex pm Nino Di Matteo nei confronti del Guardasigilli. Attacchi che hanno causato una frattura tra il paladino dell’Antimafia, da sempre sostenuto dai grillini, e il Movimento. Crede che lo strappo si possa ricucire?
“Di Matteo e Bonafede sono due persone di grande spessore e sono uniti dall’obiettivo comune di combattere efficacemente la mafia, ognuno col suo ruolo. Si trovano esattamente dalla stessa parte della barricata”.

Il consigliere del Csm Di Matteo ha lanciato le sue accuse dopo oltre un anno dall’accaduto e in diretta tv. Che idea si è fatto di questa sua iniziativa, sia nella forma che nel contenuto?
“Sono certo che Di Matteo sia una persona abituata a dire quello che pensa e il suo intervento è arrivato in un momento in cui tutti, dalla politica all’informazione, insistevano sul tema delle carceri. In ogni caso, Bonafede ha chiarito in modo esaustivo la questione. Il resto l’ha fatto chi ha voluto cavalcare l’onda”.