“Uccisi Larijani e Soleimani, il regime iraniano cadrà”. Netanyahu esulta e allontana la pace

Durante gli ultimi bombardamenti sull'Iran, l'IDF annuncia l'uccisione delle due figure chiave del regime Larijani e Soleimani. Esulta Bibi

“Uccisi Larijani e Soleimani, il regime iraniano cadrà”. Netanyahu esulta e allontana la pace

Dopo Ali Khamenei e una quarantina di politici e capi militari dell’Iran, il regime degli ayatollah continua a perdere pezzi. Nelle ultime 24 ore, a cadere sotto le bombe di Israele e Usa sarebbero state due pedine fondamentali del potere di Teheran: il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, e il comandante della forza paramilitare Basij, Gholamreza Soleimani.

Ad annunciarne l’uccisione è stato il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, che, raccontando l’ennesima notte di raid sull’Iran, ha dichiarato di essere “stato informato dal capo di Stato Maggiore che il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Larijani e il capo dei Basij (Soleimani, ndr) sono stati eliminati e si sono uniti al capo del programma di annientamento Khamenei e a tutti i criminali dell’asse del male nelle profondità dell’inferno”.

Lo stesso ha poi aggiunto che, insieme al primo ministro Benjamin Netanyahu, “abbiamo dato istruzioni alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di continuare a dare la caccia ai leader del regime di terrore e oppressione in Iran”, confermando di fatto l’intenzione di destabilizzare il regime degli ayatollah fino a provocarne il crollo.

L’iniziale smentita, poi la conferma da Teheran

Come già accaduto per altre uccisioni importanti, da Teheran è arrivata la consueta smentita, accompagnata dalla pubblicazione di un messaggio scritto che, secondo le autorità iraniane, porterebbe la firma di Larijani. Nella comunicazione, diffusa sui social, Larijani renderebbe omaggio ai militari della Marina morti, definendoli simbolo del sacrificio nazionale nel contesto del conflitto, e affermando che il loro “martirio fa parte dei sacrifici di questa coraggiosa nazione, manifestatisi in questa era di lotta contro gli oppressori internazionali. Il loro ricordo rimarrà per sempre nei cuori della nazione iraniana e questi martiri rafforzeranno le fondamenta dell’Esercito della Repubblica Islamica negli anni a venire”.

Una smentita a cui l’IDF non ha attribuito alcun peso, dichiarandosi certa che il politico – ritenuto una figura cardine dopo la morte della Guida Suprema Ali Khamenei – sia stato ucciso durante raid mirati, condotti grazie a precise informazioni di intelligence sulla sua posizione. A spiegare l’operazione è stato il capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, il tenente generale Eyal Zamir, che ha dichiarato: “Durante la notte sono stati registrati significativi successi in termini di eliminazioni, con il potenziale di influenzare i risultati della campagna e le missioni delle IDF”.

Ma dopo ore di indiscrezioni e smentite, alla fine il regime degli ayatollah non ha potuto fare altro che ammettere l’uccisione e di minacciare che questa “verrà vendicata”.

Il giallo sulla Guida Suprema continua

Quel che è certo è che, mentre in Iran regna il caos, si fa sempre più pesante l’assenza in pubblico della nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei. Secondo i media, sarebbe gravemente ferito, forse in coma o addirittura morto; in alternativa, potrebbe essere fuggito a Mosca per ricevere cure. Circostanza smentita dall’ambasciatore iraniano a Mosca, Kazem Jalali, secondo cui il leader sarebbe vivo e alla guida del Paese. A suo dire, quanto riportato dai media farebbe parte della “guerra psicologica” contro Teheran. Parole a cui ha risposto il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, affermando che Mojtaba Khamenei “dovrebbe mostrarsi in pubblico” per confermare di essere vivo, visto che “la situazione sta diventando imbarazzante”.

Il giallo sulla sorte del presunto leader continua, con un silenzio prolungato che rende sempre più plausibile l’ipotesi che sia quantomeno incapacitato. Eppure, secondo quanto riferito da fonti iraniane alla Reuters, proprio il secondogenito di Ali Khamenei avrebbe recentemente respinto proposte per ridurre le tensioni o arrivare a un cessate il fuoco con gli Stati Uniti, trasmesse a Teheran da due Paesi arabi impegnati in una mediazione. Secondo l’agenzia, la Guida Suprema avrebbe dichiarato che non è ancora “il momento giusto per la pace” e che questa arriverà solo quando “gli Stati Uniti e Israele si inginocchieranno e accetteranno la sconfitta”.

Attacchi e contrattacchi

Con lo stallo diplomatico che prosegue e la guerra giunta al diciannovesimo giorno, continuano attacchi e contrattacchi. Le forze di Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno colpito siti e infrastrutture militari iraniane a Teheran, Shiraz e Tabriz, mentre l’IDF ha bombardato nuovamente Beirut, in Libano. Di risposta, il regime degli ayatollah ha confermato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso “per impedire i rifornimenti alle basi Usa e ai loro alleati” e ha proseguito gli attacchi in tutto il Medio Oriente. Particolarmente critica la situazione a Baghdad, dove droni hanno colpito l’ambasciata americana e un hotel che ospitava anche personale italiano, rimasto illeso perché già messo in sicurezza, come spiegato dal ministro Guido Crosetto.

Colpite anche una base militare statunitense in Qatar e diverse infrastrutture di difesa missilistica in Israele. Sciami di droni Shahed hanno raggiunto Dubai e Doha, dove sono state segnalate numerose esplosioni, danneggiando anche un impianto petrolifero negli Emirati Arabi Uniti. Secondo Politico, questa escalation sta alimentando il nervosismo degli alleati europei di Trump, convinti che il tycoon “stia perdendo il controllo della guerra”, il cui epilogo appare ancora lontano.