Ucraina, 150 blindati russi schierati con i separatisti

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Di Alessandra Fassari

L’Europa sarà pure presente a Bagdad con la visita di Renzi, ma dietro l’angolo di casa nostra non se ne vede traccia. La crisi ucraina continua infatti a montare e ormai c’è chi scommette in un imminente scontro frontale tra le truppe regolari di Kiev e Mosca. Un’avvisaglia si sarebbe già vissuta ieri con l’Ucraina che ha denunciato l’arrivo di una colonna di blindati russi nella città di Lugansk in aiuto ai ribelli separatisti. Si tratterebbe di decine di carri armati, circa 150, di cui 40 pesanti. A manovrarli sarebbero un migliaio di soldati in uniforme ma senza distintivi. Impossibile però non riconoscerci la mano di Mosca.

Migliaia di morti
Intanto si continua a combattere, anche strada per strada, sia a Lugansk che a Donetsk, dove è stato colpito anche un asilo. Roccaforte dei filorussi, questa città di un milione di abitanti è diventata la roccaforte dei separatisti e dunque uno dei principali bersagli dell’offensiva dei soldati ucraini. Secondo le nazioni unite, da metà aprile al 10 agosto in Ucraina sono morti a causa degli scontri tra autorità di Kiev e filorussi più di duemila civili, mentre circa cinquemila sono rimasti feriti. Una scia di sangue che potrebbe diventare molto più lunga. Su ordine di Putin sono state annunciate ieri nuove esercitazioni militari al confine con l’Ucraina, alzando ancora di più, se possibile, la tensione nell’area.

L’attivismo tedesco
C’è attivismo ovviamente anche sul fronte diplomatico. Ma qui, nell’assenza dell’Europa – l’Italia presidente di turno è stata addirittura esclusa dai colloqui tenuti nei giorni scorsi a Berlino – è la Germania a giocare in proprio un ruolo di mediazione.
Dopodomani la cancelliera Angela Merkel sarà infatti a Kiev dove incontrerà il presidente Petro Poroshenko per la prima volta dall’inizio della crisi e il premier Arseni Iatseniuk. I tedeschi potrebbero sostenere più concretamente l’Ucraina contro la Russia. Ma è il vertice in programma il 26 agosto tra Putin e Poroshenko a Minsk a concentrare adesso le maggiori aspettative. E le speranze di pace.