C’è una data segnata sul calendario di Volodymyr Zelensky che rischia di cambiare le carte in tavola in Ucraina, al punto da condurre a una potenziale pace con la Russia di Vladimir Putin. Il 24 febbraio, dopo quattro anni di guerra, il leader di Kiev sarebbe pronto ad annunciare le elezioni presidenziali, da sempre ritenute dal Cremlino una condizione sine qua non per chiudere il conflitto, e un referendum su un eventuale accordo di pace con lo zar.
A sostenerlo è il Financial Times, che dà conto di una mossa che, se confermata, potrebbe costituire un deciso spartiacque e, questa la speranza, porre fine all’offensiva russa.
Il piano di Zelensky e le pressioni di Washington sullo sfondo
Le indiscrezioni raccolte dal Financial Times parlano chiaro. Il quotidiano, infatti, ha sentito fonti ucraine ed europee che hanno confermato come la pianificazione di questa tornata elettorale sia già avviata da tempo, ma sia stata accelerata dalle continue pressioni dell’amministrazione americana di Donald Trump che, davanti a un crollo della propria popolarità e temendo una sconfitta alle elezioni di midterm, vuole capitalizzare l’eventuale conclusione del conflitto.
Per questo, sempre secondo il quotidiano britannico, l’obiettivo americano sarebbe quello di arrivare al voto e al referendum entro il 15 maggio. In caso contrario, gli Usa sarebbero pronti a un ulteriore strappo, tirandosi indietro dal fornire eventuali garanzie di sicurezza all’Ucraina.
Che Trump abbia scaricato Zelensky è cosa nota. Già nei giorni scorsi il leader ucraino lo ha ammesso senza troppi giri di parole, affermando che gli Stati Uniti vogliono “fare tutto entro giugno” e pretendono “un programma chiaro”. Insomma, un ultimatum velato a cui Kiev non può che rispondere affermativamente.
Elezioni in tempo di guerra: un tabù che scricchiola
Tuttavia, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Indire elezioni mentre è in vigore la legge marziale non è un dettaglio tecnico: è una frattura politica. Lo sa bene il leader ucraino, che fino a ieri sosteneva l’impossibilità del voto davanti a dati oggettivi quali i milioni di sfollati, i territori occupati e un Paese che vive tutt’ora sotto le bombe. Posizioni sacrosante, ma che l’amministrazione Trump non ha mai voluto prendere in considerazione.
Proprio per questo si è arrivati alla presunta svolta, più imposta che voluta dall’Ucraina. Il Parlamento ucraino, infatti, secondo il Financial Times, inizierà a lavorare alle modifiche legislative necessarie per rendere possibile il voto anche in questo scenario, dando vita a quella che viene definita una corsa contro il tempo, con ostacoli logistici enormi e il rischio di alimentare tensioni interne.
La grande scommessa del leader di Kiev
Quel che è certo è che, se si andasse davvero a elezioni, l’esito sarebbe tutt’altro che scontato. Dati alla mano, il sostegno a Zelensky resta solido, ma non è più plebiscitario come un tempo. A pesare, infatti, sono i numerosi scandali di corruzione che hanno lambito il suo entourage ed eroso la fiducia dei civili nel loro attuale leader.
A sfidarlo potrebbero essere Valerii Zaluzhnyi, ex comandante in capo delle Forze armate e oggi ambasciatore nel Regno Unito, e Kyrylo Budanov, figura centrale dell’apparato di sicurezza. Secondo gli ultimi sondaggi, Zelensky sarebbe avanti rispetto ai potenziali sfidanti e, proprio per questo, la scelta di indire elezioni potrebbe servire a massimizzare le chance di rielezione, mostrando a Washington, a Mosca e al Paese che Kiev non frena sul fronte della pace.
La frenata dell’ufficio presidenziale
Tutto fatto? Macché. Dopo il clamore mediatico, dall’ufficio politico di Zelensky è arrivata una parziale smentita delle indiscrezioni del Financial Times. Secondo l’amministrazione di Kiev, “finché non ci sarà sicurezza, non ci saranno annunci”.
Insomma, la sensazione è che dietro le quinte si lavori davvero a questa tornata elettorale, ma che per tramutare le intenzioni in fatti concreti servirà un passo avanti da parte degli Usa e dell’Ue, chiamati a garantire la sicurezza dell’Ucraina, e della Russia, che dovrà sospendere l’offensiva per permettere il regolare svolgimento delle operazioni di voto.