Ucraina, la mafia punta ai droni utilizzati nella guerra con la Russia. E l’Europa non sa dire quante armi ha spedito

Cosa nostra cerca droni lanciamine sul mercato nero della guerra e l'Europa tiene secretati gli elenchi delle armi spedite a Kiev.

Ucraina, la mafia punta ai droni utilizzati nella guerra con la Russia. E l’Europa non sa dire quante armi ha spedito

780.465. Sono le armi perse o rubate in Ucraina dal 2022 nel registro del ministero degli Interni di Kiev, ripreso da Il Fatto Quotidiano: 149mila nei primi cinque mesi del 2026. Su quella cifra martedì si è aperta l’audizione di Maurizio De Lucia, procuratore capo di Palermo, in Commissione antimafia. «Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci», ha detto ai commissari. Cosa nostra, ha aggiunto, prova a ricostituire «un arsenale di qualità».

Il precedente è di tre settimane fa. Il 13 luglio i carabinieri hanno fermato 22 persone del mandamento San Lorenzo-Tommaso Natale, la banda dei kalashnikov che taglieggiava i negozi di Mondello. I fucili arrivavano dalla Puglia, di origine balcanica, per mediazione di Salvatore Verga, che comandava dal carcere di Trani. Secondo Il Fatto Quotidiano trattava anche un drone lanciamine, finché gli investigatori hanno chiuso la trattativa.

L’avvertimento del 2022

Qualcuno ci aveva avvisati. A maggio 2022, novanta giorni dopo l’invasione, Nicola Gratteri ricordava a La7 che dopo la guerra nell’ex Jugoslavia la ‘ndrangheta comprava kalashnikov e bazooka a 750 euro. Una settimana dopo, sempre lui, aggiungeva che il problema andava affrontato «adesso» e che «forse è già tardi».

Quattro anni dopo gli atti europei lo ripetono in lingua amministrativa. L’Eu-Socta 2025 di Europol, del 18 marzo 2025, mette il traffico di armi fra le minacce principali e chiude così: “le armi disponibili nell’Ucraina del dopoguerra aggraveranno ulteriormente questa minaccia”. A febbraio la Commissione europea ha proposto una direttiva contro quel traffico, e la valutazione d’impatto prevede che la disponibilità di armi illegali aumenti “una volta concluso o stabilizzato il conflitto in Ucraina”. Solo che i dati armonizzati mancano, e il fenomeno sfugge a ogni misura precisa.

Il collo di bottiglia si chiama riservatezza

Quel vuoto ha una data e un verbale. Il 14 febbraio 2025 la Dg Home e il punto focale olandese sulle armi da fuoco hanno portato le slide al gruppo di lavoro del Consiglio dell’Ue sull’export di armi. Alla voce ostacoli il primo punto è la riservatezza sull’export verso Kiev, il secondo è “l’interesse politico”. L’ultima slide è una previsione asciutta: le armi finiranno alla criminalità organizzata, e bisogna prepararsi.

L’Italia sta proprio lì dove il meccanismo si vede meglio. Dal 2022 Roma ha spedito dodici pacchetti militari a Kiev, tutti secretati. L’elenco è un allegato classificato dello Stato maggiore della difesa, il Copasir riceve l’informativa e resta vincolato al segreto, le Camere votano la proroga senza leggere la lista. Gli Stati che dovrebbero fornire i numeri di matricola sono esattamente quelli che li tengono classificati.

Per questo conviene fermarsi sulla parte che smonta la vulgata di Mosca. Il Small Arms Survey, nel rapporto Weapons Compass di dicembre 2025, ha analizzato 2.587 sequestri ucraini del 2023-2024. Le granate sequestrate salgono da 4.043 nel triennio prima dell’invasione a 10.311, più 155%. Solo che delle 4.129 granate identificate per modello appena 437, l’11%, erano occidentali. Manca la prova di una diversione sistematica delle forniture atlantiche. A disperdersi è l’arsenale sovietico e quello raccolto sul campo, che resta comunque senza anagrafe.

Intanto la contabilità cresce dall’altro lato. Nel 2025 la spesa militare mondiale ha toccato 2.887 miliardi di dollaris econdo il Sipri: l’Europa a 864 miliardi, più 14%, l’Italia su di circa il 20%. Lo stesso anno l’Uppsala Conflict Data Program ha contato 65 conflitti armati statali, record dal 1946. Si finanzia la fabbrica e si risparmia sul registro. Poi un procuratore spiega che a Palermo cercano un drone che sgancia mine, e la risposta restano 780.465 pezzi dispersi in un registro che l’Europa legge sui giornali.