Ucraina, Tricarico: “Rischiamo che la guerra si vietnamizzi”

Parla il generale Leonardo Tricarico: "Rischiamo che la guerra si vietnamizzi. Mettere Putin con le spalle al muro può essere fatale".

Ucraina, Tricarico: “Rischiamo che la guerra si vietnamizzi”

Dopo tredici mesi dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina la pace sembra ancora lontana. Generale Leonardo Tricarico, ex Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, secondo lei qual è, ad oggi, lo stato del conflitto?
“Lo stato attuale del conflitto è fondamentalmente quello dell’inizio, con la Russia che ha il controllo territoriale delle aree a maggioranza russa e quindi le annessioni sono soltanto un atto formale a cui, però, non corrisponde un controllo totale del relativo territorio. Una situazione di perdurante stallo dal quale non si vede alcuna via d’uscita se ci si attiva soltanto nella fornitura di armi. La litania è sempre la stessa o si attiva un negoziato o si va avanti con una guerra che può diventare carsica perché le risorse stanno scarseggiando per tutte e due, specie per l’Ucraina che dipende totalmente dalle forniture occidentali”.

Nelle ultime ore fa discutere il fatto che truppe di Kiev sarebbero state addestrate a Sabaudia per utilizzare i sistemi missilistici Samp-T di fabbricazione italo-francese. Non teme che dopo le forniture di armi e mezzi, questo sia un nuovo passo verso un coinvolgimento nel conflitto?
“Guardi la fornitura di armamenti sempre più sofisticati e avanzati, richiede l’addestramento del personale che poi dovrà utilizzarli. Che l’addestramento si faccia in un Paese terzo o da noi, non cambia la sostanza dei fatti. A mio avviso, arrivati a questo punto, non c’è da stupirsi più di tanto per questa scelta”.

Alla luce di questa decisione di addestrare truppe in Italia, vede rischi per il nostro Paese?
“Questo è un altro passo avanti nella strategia Occidentale che mira a stringere il cappio intorno al collo di Putin un pezzetto alla volta, evitando di stringere troppo e troppo rapidamente così da scongiurare una reazione scomposta da parte della Russia. La strategia di fondo è questa, la si condivida o no ma è nei fatti. Questo ulteriore passo provocherà un’escalation? Onestamente non vedo rischi aggiuntivi per il nostro Paese rispetto a quelli già esistenti. Il problema di fondo resta che si rischia di mettere Putin all’angolo, finendo per convincerlo di non avere più alcuna risorsa per continuare il conflitto e a quel punto non si può sapere che reazioni potrebbe avere. Per dirlo in modo molto chiaro, l’Occidente ha fatto una scommessa e io posso soltanto sperare che chi l’ha fatta sia nel giusto. Tuttavia osservo che a mio avviso non si può scommettere quando la posta in gioco è tanto alta. Rilevo anche che anche noi ci siamo uniti, in modo abbastanza supino e passivo a chi ha stabilito questo andamento fondato tutto su una scommessa”.

Quindi lei non è d’accordo sullo scommettere nel logoramento russo?
“Assolutamente non la condivido e non l’ho convidisa neanche all’inizio. Reputo questa scommessa immorale davanti a quello che può succedere se il conflitto dovesse prendere una piega drammatica”.

Mentre la Cina prova a fare qualcosa per la pace, l’Unione europea si limita a preparare un nuovo pacchetto per la fornitura di altre armi a Kiev mentre gli Stati Uniti hanno detto che arrivare ora a un eventuale cessate il fuoco danneggerebbe solo l’Ucraina. Qual è la convenienza per l’Occidente?
“Non parlerei di convenienza ma di scelte errate che con l’andamento del conflitto hanno provocato un restringimento, forse ormai irreversibile, degli spazi per un negoziato che non sono stati colti. Eppure si poteva provare a trattare per trovare una via d’uscita dal conflitto. Credo anche che se la Cina ponesse la determinazione necessaria per arrivare a una tregua, il convitato di pietra rimarrebbe gli Stati Uniti perché non credo lascerebbero alla Cina la prerogativa di ergersi ad artefici della pace”.

Sta dicendo che paradossalmente la guerra dipende più dagli Stati Uniti che dalle parti in campo?
“Togliamo questo avverbio. Diciamolo molto brutalmente: le sorti di questa guerra sono nelle mani degli Stati Uniti. L’Europa non esiste perché quella comunitaria non ha neanche una politica estera comune e quella intergovernativa mi pare sia unita nel continuare a sostenere acriticamente l’Ucraina. Adesso ci sarà una riunione dei Capi di Stato e vediamo che succederà. La speranza è che si apra uno spiraglio per un’interlocuzione più matura e argomentata con gli Stati Uniti. Un dialogo attivo che tenga conto anche degli interessi della Comunità internazionale, di quelli dei Paesi europei e anche delle aspettative ucraine che non possono essere la pretesa dell’integrità territoriale senza che alla Russia venga concesso alcunché”.

Prima l’incidente tra un drone americano e un jet russo, poi i numerosi sconfinamenti dei caccia di Mosca sull’Estonia. Sembra sempre più alta la tensione tra Usa e Russia, al punto che perfino Biden ha detto che ormai non si può più escludere nulla. Ci dobbiamo rassegnare al peggio?
“Metto sul piatto tutte le opzioni, sia quelle più prevedibili e verosimili che quelle più drastiche. A mio avviso ci sono quattro scenari probabili. Il primo è quello che vede una prosecuzione a tempo indeterminato del conflitto, con una vietnamizzazione o coreanizzazione della guerra. La seconda ipotesi è quella di una prosecuzione del conflitto a tempo indeterminato, con una tregua per sfinimento continuamente intervallata dall’uso delle armi. Una sorta di guerra permanente a bassissima o quasi zero intensità. La terza ipotesi, la più catastrofica, è quella che vede l’uso di armamenti di distruzione di massa che, al contrario di quanto si pensi, non si basano esclusivamente sul nucleare perché ci sono tanti altri strumenti di questo tipo. La quarta e ultima possibilità è quella di un tracollo russo, con la destituzione di Putin, ma qui gli interrogativi sono moltissimi e non c’è garanzia che le cose possano migliorare. Abbiamo già sentore che gli avvoltoi sono in azione tra i vari Evgenij Prigožin (il capo della Wagner, ndr), Ramzan Kadyrov (il leader della Cecenia) e il generale Sergej Surovikin. Tutte personalità che non fanno presagire a posizioni più moderate di quelle di Putin”.

 

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