L’ultimo sequestro ai Casamonica. Pure un mausoleo da imperatori. Troni, carrozze e monumenti funebri per l’aldilà. La potenza della famiglia nei simboli della Roma antica

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Imperatori in terra e pure in cielo. Poco importa se solo nel crimine. I Casamonica al trono ormai non riescono proprio a rinunciare. Nelle loro case lo mettono come capotavola. E non può dunque stupire che ieri, tra i beni sequestrati dai carabinieri alla potente famiglia di origine nomade, vi sia anche una cappella gentilizia nel cimitero di Ciampino. Un mausoleo come quelli dei nobili e dei potenti di un tempo costato ben ottantamila euro. Il clan che la mano ormai la tende solo per mostrare i Rolex e non per fare l’elemosina non sa neppure cos’è ‘A livella di Totò.

Nell’aldilà siamo tutti uguali ma quando qualcuno entra al cimitero anche lì deve vedere che un Casamonica è diverso dagli altri. L’ostentazione della ricchezza è quasi una malattia per la criminalità. Le ville stile Scarface sono diventate un tratto caratteristico del clan dei Casalesi, il gessato la divisa dei mafiosi e i sinti che hanno messo radici nella capitale mezzo secolo fa non sono da meno. Ieri sono stati arrestati due presunti prestanome, utili per le intestazioni fittizie di beni, Giorgio Vitale e Michele Panza, e i militari dell’Arma hanno messo i sigilli all’ennesimo tesoretto del valore di circa un milione e mezzo di euro.

L’ASCESA. Anni fa, durante uno dei primi sequestri, un poliziotto chiese provocatoriamente a un esponente dei Casamonica cosa gli piacesse della Ferrari che aveva in garage e si sentì rispondere spavaldamente che era l’odore dei sedili in pelle: “Se lo senti è diverso dagli altri”. Il denaro del resto a quella che è ormai considerata un’associazione per delinquere di stampo mafioso non manca. Sono diventati una holding del malaffare tra usura, estorsioni e traffico di droga. Fiumi di denaro che hanno fatto cambiare stile di vita prima ai giovani e poi al resto della famiglia. Fino a farli sentire imperatori.

Come hanno voluto dimostrare con i funerali del capostipite Vittorio nell’agosto 2015, con la banda musicale che suonava le musiche del Padrino e i petali di rosa lanciati da un elicottero. Una bravata che al clan è costata diversi guai. In quel momento sono diventati un problema nazionale. Con un migliaio di affiliati loro però hanno tirato dritto, si sono seduti persino nel salotto di “Porta a Porta” e di pacchianità da quel momento ne hanno tirate fuori una dietro l’altra. Gli uomini indossano abiti griffati e orologi costosi. Alle vittime di usura spesso dicono che per saldare il debito “serve” almeno o un Rolex o un Cartier.

Hanno riempito le loro case di velluti, mobili con stucchi dorati, sanitari con i rubinetti d’oro massiccio, statue di tigri e leoni. E le donne, anche se non abbandonano la gonna lunga, se la fanno cucire da sarte personali e al collo sfoggiano gioielli da capogiro. Persino i pestaggi vanno a farli in Ferrari e quegli status symbol non mancano neppure di ostentarli diffondendo foto sui social network. “Hanno una vera e propria fissazione per le auto, l’oro e i Rolex”, ha assicurato anche una pentita. Chi beve champagne in terra non poteva finire con una croce anonima al cimitero quando vola nell’aldilà.

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