Ultranegazionista fino alla morte, il virus se lo porta via. Scomparso il manager De Veglia. Per lui il Covid era propaganda

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Era convinto che il Covid fosse solo un’influenza, che si potesse curare a casa e che il vaccino non fosse necessario. Per questo la morte per coronavirus di Marco De Veglia, 55 anni, esperto di marketing molto conosciuto nel suo settore, non solo ha fatto notizia, ma ha anche scosso il mondo dei no vax.

IL CONTRAPPASSO. De Veglia è morto a Miami, dove era stato ricoverato in terapia intensiva. Le sue condizioni si sono aggravate dopo aver contratto il virus un paio di settimane fa. A darne notizia è stato l’amico Stefano Versace, imprenditore del gelato in Florida, che non aveva condiviso le sue posizioni no vax che racconta dell’ultima volta che si sono sentiti: “Era coerente con le sue convinzioni sbagliate – racconta l’amico -. Nell’ultima telefonata, mercoledì 21 luglio, era ricoverato nel reparto di terapia intensiva e aveva il casco per l’ossigeno. Mi ha mandato una foto in cui aveva una brutta cera, ma era comunque fiducioso. Le ultime parole che mi ha detto sono state queste: ci sentiamo entro fine mese per riprendere il lavoro”. De Veglia, triestino, sposato e padre di un ragazzo, nel 2009 si era trasferito a New York seguendo principalmente aziende italiane e diventando un punto di riferimento nel brand positioning e nella creazione e valorizzazione di marchi.

BASTIAN CONTRARIO. Consulente di multinazionali e di startup, aveva creato “Brand facile” e teneva corsi per aiutare le aziende a essere riconoscibili nel mercato. Autore anche di un manuale, “Zero concorrenti” rivolto agli imprenditori. Poi la deriva: negli ultimi mesi aveva assunto attraverso l’influenza dei social posizioni apertamente no vax. Condivideva giudizi di questo tenore: “Se muori di infarto è Covid, se muori di vaccino è infarto”. L’ultimo post risale allo scorso 19 luglio aveva condiviso sulla sua pagina Facebook questo post: “Noi non siamo bastian contrari. Se anche solo un 40% di quello che hanno raccontato fosse stato credibile, saremmo andati a inocularci pure noi. Il problema è che nella narrazione pandemica, fatichiamo a trovare anche solo un 1% di verità. Eppure ci proviamo, ma niente da fare, una contraddizione dietro l’altra a fare da eco ad una propaganda buffa quanto asfissiante…”. Sui social molti i messaggi di chi lo aveva conosciuto, ricordando soprattutto i tanti progetti in cui era coinvolto.