Umbria ridotta a colonia del Veneto. Bufera sull’assessore alla Sanità. L’emergenza Coronavirus non ferma il veronese Coletto. Che molla tutti per andare ai banchetti della Lega

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Ormai in tutta Italia è scoppiata la psicosi da Coronavirus. E le polemiche politiche certo non aiutano. Ieri nel consiglio regionale umbro, proprio sull’emergenza sanitaria legata all’epidemia in corso, è andata in scena l’ennesima lite, degenerata nei toni e nei modi, fra la maggioranza che sostiene la Giunta presieduta dalla leghista Donatella Tesei e le opposizioni. Nel mirino delle è finito ancora una volta l’assessore alla Sanità Luca Coletto (nella foto). La contestazione per la gestione della situazione emergenziale, arriva in Aula dopo due giorni di attacchi sui social da parte del consigliere del Partito Democratico, Tommaso Borio, che in mattinata aveva anche organizzato un sit in fuori da Palazzo Cesaroni, sede del Consiglio, mostrando dei cartelli con su le scritte Coletto dove eri?”, “Coletto l’Umbria non ti vuole”, “La Lega lascia sola l’Umbria”.

E anche “Quarantena per Coletto”, tutti in riferimento al fatto che l’assessore è stato nel fine settimana in Veneto, tra i banchetti leghisti in piazza a raccogliere le firme per il tesseramento del nuovo soggetto poltico Lega – Salvini premier, anziché (a detta dei contestaori) a gestire la task force anti-Coronavirus che si stava riunendo proprio in quelle ore nella “sua” Umbria. “Sua” fino ad un certo punto, in quanto Coletto è veronese e prima del suo insediamento in Giunta non aveva mai svolto attività politica in Umbria. “Abbiamo posto delle domande legittime all’assessore alla Sanità Coletto, rientrato dal suo lungo weekend di vacanza in Veneto – ha scritto nel suo post Facebook il dem Borio – Risposte sulla sua assenza in un momento e una situazione sanitaria così critica per la nostra Regione e il nostro Paese. Sul perché i presidi sanitari fossero sprovvisti di direttive, mezzi e strumenti, a partire dai tamponi e dalle semplici mascherine. Sul perché ai cittadini allarmati che si rivolgevano al numero verde venivano date informazioni sbagliate e risposte contrastanti. Sul perché mentre gli operatori sanitari e gli amministratori erano sul territorio umbro a lavorare, senza alcuna linea guida dalla Regione, l’assessore Coletto era in Veneto a fare campagna elettorale per la Lega e a bere spritz”.

E ancora: “Zero risposte dall’assessore. Zero scuse per la sua assenza ingiustificata. Zero risposte, bensì polemiche strumentali nei confronti di chi aveva posto legittimamente domande, nell’interesse dei cittadini umbri. Un assessore a mezzo servizio, presentatosi in aula senza informazioni, senza preparazione e senza alcuni interesse per la tutela della salute dei cittadini che sarebbe chiamato a rappresentare. E senza vergogna”. Critiche ribadite durante la riunione dell’Assemblea legislativa dallo stesso Borio, dal portavoce dell’opposizione di centro sinistra Fabio Paparelli, e da tutti gli altri consiglieri regionali di minoranza i quali, anche in precedenza, avevano espresso critiche per la provenienza dell’assessore, del tutto estraneo al territorio. Coletto, geometra e tecnico per le costruzioni e già sottosegretario alla Salute nel governo gialloverde, è infatti stato assessore alla Sanità di Luca Zaia in Veneto, sua regione di provenienza. Non solo: veneti anche il direttore generale alla Sanità e al Welfare Claudio Dario, già al fianco dell’assessore Coletto con lo stesso incarico nella Giunta Zaia e il capo della sua segreteria, la padovana Maria Tessaro. Insomma, come nel resto delle regioni del centro sud governate dalla Lega, Salvini preferisce “colonizzare” con i suoi uomini provenienti dal nord piuttosto che far crescere una classe dirigente “autoctona”.

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