Un anno pieno di slogan. Ma i rinforzi di Salvini a Roma non sono arrivati. Tanti social e poco lavoro al Viminale. Difficile garantire l’ordine pubblico

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Twitta, posta, fa selfie a ripetizione, salta da un palco all’altro in una campagna elettorale permanente, dalle Alpi alla Sicilia, prestando sempre attenzione a utilizzare un linguaggio che vada dritto alla pancia del paese. E anche nell’abbigliamento ha una certa cura. Via giacca e cravatta. Meglio un giubbotto della Polizia o dei Vigili del fuoco. Dà più il senso di uomo d’ordine. Tante promesse. Poco importa se irrealizzabili e persino contrarie alla legge. Per lui non è importante neppure trascorrere lungo tempo al Ministero dell’interno come hanno sempre fatto i suoi predecessori nella storia della Repubblica. è il nuovo corso del Viminale targato Matteo Salvini. Tutto muscoli e distintivo. Poi che città e paesi tanto sicuri non lo siano non sembra turbare i sonni del ministro.

SOLITI PAROLONI. Il capo della Lega sembra aver ben capito che il vero problema è la sicurezza che percepiscono i cittadini e non quella reale. Basta dunque far credere che chi commette un errore verrà messo in catene e poi se le catene non si possono mettere al piede di nessuno poco importa. Il popolo, soprattutto quello che vive di social, ormai ha creduto al capo. Salvini va avanti così da oltre un anno. Solitamente assente al Viminale e nei vertici europei in cui si discute di sicurezza e sempre in giro per l’Italia a lanciare slogan e a fare selfie. Un capitano virtuale. Che tra Twitter, Instagram e Facebook arringa le folle e bacchetta chi osa criticarlo. Proprio come ha fatto ieri davanti alla tragedia del carabiniere. Ha subito annunciato che era in corso una “caccia all’uomo” e che sarebbe stato fermato il “bastardo” autore dell’omicidio. Linguaggio da bar di estrema periferia.

Ma alla gente piace. E che le istituzioni dovrebbero parlare in altro modo al leader leghista non importa. Tiro dritto, ripete. E tira sempre con i soliti slogan. Non sembra affar suo neppure che una città come Roma soffra della carenza di poliziotti e carabinieri. Lui li ha promessi e deve considerare un dettaglio che poi non li abbia inviati, come ha ricordato sempre ieri la sindaca Virginia Raggi. Ma Salvini va anche oltre. Per soddisfare le folle sempre più forcaiole, proprio sul caso del carabiniere ha specificato anche che l’assassino, o gli assassini, verranno messi in carcere a vita e pure ai lavori forzati. Pazienza che in Italia i lavori forzati non siano proprio previsti. Se qualcuno dovesse farglielo notare lui magari sarebbe pronto a giurare che li reintrodurrà. Basta che con quelle frasi catturi qualche like.

OBIETTIVO MIGRANTI. Quando è proprio in difficoltà, se non spunta qualche caso Bibbiano da poter piegare alle esigenze del momento, il Capitano sa poi come fare. è sufficiente rilanciare il tema dell’emergenza migranti, assicurare che tutti i mali verranno risolti con una norma come il Sicurezza bis, che i porti sono chiusi alle Ong, e le grane peggiori si possono evitare. Del resto proprio ieri tramite i suoi canali social Salvini non ha mancato di postare e commentare ogni notizia di reati commessi da qualche straniero. Tutto senza poi andare a discutere in Europa quando si affrontano temi come la riforma del Trattato di Dublino, per la gestione proprio dei migranti, e guardandosi bene dal dire che i rimpatri dei clandestini, dunque di chi è completamente fuori controllo, sono un flop completo. Un suo flop. Il capo promette, il popolo apprezza con un like e si va avanti. La sicurezza vera può attendere.