Un numero uno da Pallone d’Oro. Buffon può essere l’erede di Yashin e parare anche il riconoscimento

di Antonio Acerbis
Sport

Chi l’ha detto che l’elisir di lunga vita non esiste. La prova provata, al di là di colori e fede calcistica, è lui, Gigi Buffon. Rivale per molti, eroe dei pali per altri, è indubitabile che il portierone della Nazionale e della Juventus, nonostante i suoi 38 anni, resta in assoluto uno dei milgiori portieri al mondo, se non il migliore. L’ha dimostrato l’anno scorso, lo sta dimostrando quest’anno. E forse proprio per questo non deve affatto sorprendere se, ieri, è arrivato l’ennesimo meritato riconoscimento: il nome di Buffon, infatti, è stato inserito nella lista dei trenta candidati al Pallone d’Oro 2016. Una lista che – per carità – contiene tanti e tanti nomi di stelle del calcio di oggi. Da Leo Messi a Cristiano Ronaldo, da Sergio Aguero a Gareth Bale. Senza dimenticare i compagni di squadra bianconeri, Paulo Dybala e Gonzalo Higuain.

CRITICHE E RESURREZIONE
Ma il nome di Buffon ha un sapore diverso rispetto agli altri nomi. Sono bastate due partite “storte” (Italia-Spagna prima, Juventus-Udinese poi), per far sì che stampa e una fetta di tifosi cominciassero a criticare il portierone azzurro nell’utlimo periodo. Troppo vecchio, dicevano. La sua carriera è finita, commentavano. Bisogna rinnovare, chiosavano. Baggianate. Perché Buffon resta il più forte. Oggi come ieri. L’ha dimostrato, d’altronde, martedì scorso quando nella partita di Champions tra Lione e Juventus ha permesso, con le sue parate prodigiose (e un rigore parato), ai bianconeri di portare a casa tre punti fondamentali per la corsa alla vittoria finale. E allora non è un caso che, solo dieci giorni fa, Buffon aveva portato a casa un altro titolo prestigioso, il Golden Foot. Il quarto italiano nella storia dopo Roberto Baggio (2003), Alex Del Piero (2007) e Francesco Totti (2010). Ma ora a far gola è il riconoscimento per eccellenza per un calciatore, il non plus ultra per entrare di diritto nell’Olimpo degli dei del calcio. Peraltro, non è la prima volta che il nome di Buffon viene avvicinato al Pallone d’Oro. Tutti ricorderanno cosa accadde nel dicembre 2006. Fino alla fine, complice la vittoria azzurra ai Mondiali di Berlino, la corsa era a due tra due monumenti, Gigi Buffon, appunto, e Fabio Cannavaro. Alla fine sappiamo bene com’è andata, con il difensore a strappare il riconoscimento. Ma ora Buffon ci riproverà. Perché niente è impossibile per chi ama la lotta, per chi non si tira indietro dinanzi a nulla, per chi è disposto ad andare anche in Serie B pur di risalire la china.

RAGNO NERO
Ora non contano i colori né la squadra del cuore. Perché tutti tifiamo Buffon. E se alla fine dovesse davvero vincere lui (si deciderà tutto il 13 dicembre), sarebbe un giorno storico per la storia del calcio. L’unico portiere a vincere il Pallone d’Oro, infatti, è stato Lev Yashin, portiere dell’Unione Sovietica, nel 1963. Il “ragno nero” (così era soprannominato) superò di pochi punti Gianni Rivera (che si rifece poi nel 1969). Allora Yashin aveva 34 anni e nessuno scommetteva su di lui. Esattamente come oggi per Buffon. Ma i miracoli, lo sappiamo, sono alla portata del portierone. Basta solo attendere.