Un Parlamento

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di Gaetano Pedullà

La pressione nella pentola di Montecitorio ha superato la soglia di sicurezza. I Cinque Stelle hanno capito che con l’opposizione a oltranza non spunteranno nulla per le vie normali. E dunque per dare un senso alla loro presenza in parlamento non resta che alzare i toni, rendere plastico il dissenso, creare l’incidente che li riporti a simbolo dell’anti-casta. Il risultato di tutto questo è uno spettacolo indecente, che ci offre un motivo in più per andare prestissimo a nuove elezioni. Al sostanziale immobilismo di un governo tenuto attaccato con lo scotch, alla palese illegittimità dei parlamentari eletti col Porcellum, al tradimento del mandato elettorale perpetrato dalle larghe intese, adesso si aggiunge l’esasperazione di una consistente parte politica tenuta a bada con gli espedienti più spericolati. La decisione della presidenza della Camera di utilizzare la ghigliottina – prima volta nella storia di Montecitorio – per piegare l’opposizione al decreto sulla Banca d’Italia ha creato un delicatissimo precedente. Per i Cinque Stelle è stata la prova che contro di loro il sistema ha iniziato a giocare in modo scorretto e a una tanto grave scorrettezza si è risposto con altrettanta durezza. È partita così un’escalation che rischia di non fermarsi più. E d’altronde, dopo lo schiaffo a una deputata, le urla da stadio, onorevoli (si fa per dire!) placcati dai commessi e gente buttata per terra, che altro deve accadere prima di oltrepassare il confine della vergogna? Ieri la Boldrini ha promesso massimo rigore contro i parlamentari che andranno in escandescenze, ma ormai la deriva è cominciata. Gestire l’Aula e persino le Commissioni sarà sempre più difficile. Possiamo permetterci una Camera che funzionerà sempre più a singhiozzo? No. E Napolitano – impeachment o non impeachment – nel suo ruolo di garante delle istituzioni dovrebbe tenerne conto. Questa legislatura è nata storta. Intestardirsi a tenerla in vita a queste condizioni è negare il principio di realtà. Fatta la legge elettorale non si perda più un secondo e si torni al voto.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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