Un rapporto non troppo in Salute. Renzi è stufo della Lorenzin: dopo il referendum pensa di sostituirla

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La fortuna di Beatrice Lorenzin è il referendum. Una scialuppa di salvataggio su cui può navigare ancora per qualche mese. Perché in un’altra fase politica, Matteo Renzi avrebbe fatto di tutto per liquidare la ministra della Salute, reduce dagli epic fail sul Fertility day. Al momento è tutto fermo, perché bisogna arrivare all’appuntamento referendario senza troppi grattacapi. Ci sono già troppe grane per gettare ulteriore benzina sul fuoco. Ma fonti ben informate raccontano a La Notizia che il presidente del Consiglio sta meditando un’operazione: in caso di vittoria alla consultazione sulle riforme è pronto a cambiare la squadra di Governo. Con la Lorenzin in cima alla lista dei candidati alla defenestrazione, nonostante sia ritenuta la più renziana del Nuovo Centrodestra. Non a caso in più di un’occasione si è vociferato di un passaggio dell’ex berlusconiana di ferro nelle fila del Partito democratico. Insomma, neppure la professione di fede sembra salvarla dalla scure del premier.

RISCHIO CALCOLATO
Certo, il ricambio al ministero della Salute potrebbe portare alla rottura con Area popolare, che da mesi manifesta forti malumori sulla gestione dell’alleanza della maggioranza. Ma il renzismo è fondato sull’ottimismo: così si scommette sulla lealtà del partito di Angelino Alfano, che ancora deve decidere cosa fare per sopravvivere. E, comunque, un’eventuale crisi politica porterebbe alle elezioni. Uno scenario che al premier non dispiacerebbe affatto: si presenterebbe agli italiani con la riforma in cassaforte.

GRANDE ERRORE
Il Fertility day è stato devastante sotto il profilo dell’immagine della Lorenzin. Lei ha cercato di minimizzare: “L‘importante sono i fatti, non le polemiche. I fatti sono che in Italia ci sono 700mila persone che vogliono avere figli senza riuscirvi, che ci sono milioni di giovani e giovanissimi che non conoscono la questione della fertilità e i rischi ad essa connessi”. Così ha provato a ragionare sullo scopo del Fertility day: “Il ministero della Salute fa prevenzione. Il nostro obiettivo è l’informazione e la consapevolezza, poi ognuno fa le sue scelte ed è artefice del proprio destino”. Da Palazzo Chigi hanno osservato tutto con disappunto. La prima campagna di comunicazione dell’evento ha compiuto il miracolo di conseguire una bocciatura unanime. E il bis non è stato da meno: il depliant è stato accusato addirittura di razzismo. “Non sapevo niente di questa campagna, non l’ho neanche vista. Avevamo problemi più importanti da seguire”, aveva detto Renzi, commentando l’iniziativa. E ancora: “Non conosco nessuno dei miei amici che fa un figlio perché vede un cartellone pubblicitario. Le persone fanno figli se possono finalmente avere un lavoro a tempo indeterminato, investire su un mutuo, avere l’asilo nido sotto casa. Questa è la vera campagna”. Non proprio una benedizione.

IPOTESI TAGLI
Le voci dei tagli alla Sanità non hanno poi fatto piacere alla Lorenzin. Renzi, in prima persona, è intervenuto per smentire: “Nella sanità avevamo 106 miliardi di euro nel 2013, siamo a 112 miliardi di euro e continuerà a crescere. Quindi gli investimenti per la sanità continueranno a crescere”. Ma il premier ha anche lanciato una stoccata alla compagna di Governo: “Certo, il ministro della Sanità chiede sempre dieci, poi se ottiene uno non è che ha avuto un taglio, ha avuto uno. Quando si parla di tagli non si parla di tagli su quello che è il passato, si parla di tagli sulle richieste dei ministeri”. Parole che non lasciano spazio a interpretazioni: decide Palazzo Chigi. Ancora di più nel caso di una ministra che Renzi inizia a vedere come un peso. Di cui liberarsi il prima possibile.