Un vero regista anche col pallone. L’ultima partita di Pier Paolo Pasolini. Porto alla vittoria la nazionale artisti

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di Mimmo Mastrangelo

In un’intervista rilasciata il 4 gennaio del 1973 ad Enzo Biagi per il quotidiano La Stampa, Pier Paolo Pasolini confessava: “Dopo la letteratura e l’eros, per me il football è uno dei grandi piaceri”. Il pallone appassionava lo scrittore e regista friulano non solo da tifosissimo del Bologna ma anche da calciatore amatoriale. Infatti, quando poteva metteva scarpette e pantaloncini e diveniva, con quel suo fisico perennemente asciutto, l’instancabile capitano di fascia della prima nazionale di attori e cantanti fondata da lui stesso e dall’attore Roy Lovelock .

Il match del 4 maggio 1975
Lo scrittore e giornalista siciliano Salvatore Mugno, messe da parte per una volta le sue coraggiose inchieste su morti ammazzati, ha voluto raccontare per Stampa Alternativa “L’ultima partita di Pasolini” (questo anche il titolo del libro-placchette) disputata allo stadio Provinciale di Trapani il 4 maggio 1975 tra la rappresentativa di ex giocatori locali e la nazionale artisti la quale, oltre al suo capitano-scrittore, schierava tra gli altri titolari Ninetto Davoli, Don Backy e il portiere Recchia che giocava allora da secondo nella Lazio. Pure Mugno (al tempo dodicenne) quella domenica mattina di maggio di trentotto anni fa era allo stadio della sua città. Tra i cinquemila spettatori che calcavano gli spalti tantissime donne di ogni età, le quali avevano comprato il biglietto per vedere da vicino il bellissimo e fascinoso Franco Gasparri, attore numero uno di quei fotoromanzi che all’epoca facevano ancora vendite da capogiro e venivano letti nelle famiglie anche dai componenti maschi.

L’accoglienza siciliana
Ma del “divino” Gasparri – così dell’amatissimo comico Franco Franchi e del cantante Gianni Nazzaro – non si vide nemmeno l’ombra, per cui quasi tutta l’attenzione del pubblico trapanese si concentrò su Pasolini che – ricorda Mugno – era celebre per i libri, i film, le polemiche sui giornali e per la sua omosessualità. Della cronaca della partita i giornali locali dell’epoca non riportarono articoli di rilievo, appena qualche ritaglio con il risultato finale e basta, ma nelle sue trenta paginette, corredate da un buon numero di foto, Mugno ha ricostruito una sorta di “diario” dei due giorni di Pasolini a Trapani. Dall’accoglienza riservatagli al suo arrivo all’aeroporto di Birgi dal sindaco della città del sale all’intervista rilasciata al Giornale di Sicilia (in cui riprendeva un tema a lui caro come il concetto di nuovo, del rinnovamento che sarebbe potuto scaturire solo dalle provincie, dalla piccola Italia) al fermo che gli fu intimato la notte prima della partita dagli agenti di polizia, in quanto lui e Ninetto Davoli furono trovati in giro per la città con una macchina presa in prestito e sprovvisti di documenti personali.

L’accordo segreto con Firicano
L’incontro, organizzato dalla corrente morotea trapanese della vecchia Democrazia Cristiana, finì con la vittoria della rappresentativa romana per 2-1, ma svela Mugno che il risultato fu determinato da una combine. Infatti nel riposo i capitani delle due squadre, Pasolini e Firicano, “concordarono di far vincere gli artisti per favorire la causa della beneficenza”… Ma quella di Trapani fu davvero l’ultima delle “partite ufficiali” disputate da Pasolini? Non tutti concordano con Mugno, c’è chi sostiene che il congedo dell’autore degli “Scritti corsari” dai campi di calcio avvenne la metà di settembre allo stadio Ballarin di San Benedetto del Tronto con la partita tra nazionale artisti e vecchie glorie del Bologna.

La folgorazione del goal
Ma al di là di quale fu l’ultimo pasoliniano scenario calcistico, dalle poche pagine di Salvatore Mugno viene fuori un Pasolini sorridente che sta in campo come se andasse “perennemente alla ricerca di un qualcosa che sfugge, che scappa via..”, come se cercasse quel goal che era per lui “invenzione, sovversione del codice, folgorazione, stupore, irreversibilità”. Morì Pasolini assassinato all’Idroscalo di Ostia nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975, qualche giorno dopo la sua nazionale avrebbe dovuto disputare un incontro a Palermo contro una rappresentativa di vecchie glorie locali. Ma pure senza il poeta friulano quella partita mai si giocò.