Una pubblicità vista e Rivista. Ora Alfano si fa il suo giornale. L’Interno pubblicherà un bimestrale, mentre l’accoglienza è al collasso

di Carmine Gazzanni
Primo piano

Mentre continuano senza sosta a sbarcare i migranti sulle coste italiane (solo ieri sono arrivati ben 2300 profughi sulle coste siciliane), portando sempre più al collasso la macchina – già molto spesso inefficiente – dell’accoglienza, il Viminale interviene di peso per trovare una soluzione al problema. Come? Con una rivista. Un bimestrale per “veicolare  le  tematiche  dell’integrazione,  dell’asilo  e dell’immigrazione”. No, non è uno scherzo. È esattamente quello che si legge in un bando pubblicato appunto dal ministero dell’Interno. Insomma, Angelino Alfano vuole editare una rivista, un bimestrale per l’esattezza, perché “oltre che un utile strumento di informazione e comunicazione”, potrà essere anche “un  luogo di confronto culturale aperto, dove è possibile riflettere e confrontarsi sui temi dell’immigrazione e  delle libertà civili”. Appunto: LibertàCivili sarà infatti il nome della rivista del Viminale.

PROGETTO ABBANDONATO – Ma entriamo più nel dettaglio. Secondo quanto riportato dalla documentazione di gara, l’idea del Viminale è quello di realizzare 12 numeri, di circa 160 pagine ognuno per parlare e riflettere sulle tematiche dell’immigrazione. Ma attenzione: il progetto non è nuovo. Lo si legge ancora nella documentazione: “dal gennaio 2010 […] viene regolarmente realizzata e pubblicata la rivista”. Tanto che, continua il Viminale, proprio “alla luce delle precedenti edizioni […] si ritiene particolarmente utile la rivista LibertàCivili”. Peccato però che non sia proprio così. Basta andare sul sito per vedere che l’ultimo numero del bimestrale risale a novembre-dicembre 2013. Ergo: tre anni fa. Azzardato, insomma, parlare di pubblicazione regolare. Tanto che, per mascherare il buco nell’acqua, nel 2014 è stato pubblicato un solo numero, un annuale gennaio-dicembre, piuttosto che sei bimestrali. E poi il nulla: dal 2015 zero assoluto. Ma passiamo, a questo punto, ai costi: solo la stampa costerà, stando al bando, 250mila euro. Tremila copie ogni numero. Non di più. E poi, ovviamente, ci sarà una redazione. Ed ecco allora un secondo bando, specifico, del Viminale per l’assunzione di 4 giornalisti:  un direttore (compenso da 50mila euro annui), un caporedattore (30mila euro) e due collaboratori (20mila euro).

SOLITO SPOT? – Ma non è finita qui. Perché il rischio è che la rivista finisca con l’essere l’ennesimo spot governativo. Ed è un rischio concreto:  basta sfogliare gli ultimi numeri per vedere che a firmare gli articoli erano uomini di Governo. Dallo stesso Alfano al vicecapo di gabinetto al Viminale Sandra Sarti; dall’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, finito nell’inchiesta sui petroli in Basilicata, all’ambasciatore italiano al Cairo, Giampaolo Cantini. Ma, d’altronde, nessuna sorpresa: direttore risulta ancora Giuseppe Sangiorgi, ex consigliere di Paolo Gentiloni quand’era ministro con Romano Prodi.

Tw: @CarmineGazzanni