Urbanistica a Milano, chieste otto condanne per la Torre Stresa. I pm: “Uno scempio intollerabile” e un “danno erariale per le casse del Comune”

Per i pm gli imputati hanno agito "in sintonia e con strafottenza". Chiesti la anche confisca e l'abbattimento della Torre Stresa

Urbanistica a Milano, chieste otto condanne per la Torre Stresa. I pm: “Uno scempio intollerabile” e un “danno erariale per le casse del Comune”

Uno “scempio territoriale intollerabile”, realizzato in violazione dei “doveri di solidarietà sociale” sanciti dalla Costituzione, perché pagato dalla “collettività” con un “finanziamento occulto a favore dell’operatore edilizio” in termini di oneri di urbanizzazione e senza rispettare le norme nazionali “inderogabili” su altezze, volumi e distanze fra edifici.

Parole della pm Marina Petruzzella che ieri ha concluso la sua requisitoria nel processo per i presunti abusi edilizi nella Torre Milano di via Stresa, il primo dei circa venti procedimenti riguardanti l’Urbanistica milanese.

Chieste otto condanne. La più pesante per Oggioni (2 anni e 4 mesi)

Ieri la procura ha chiesto otto condanne e la confisca con eventuale abbattimento del grattacielo (8mila mq, 102 appartamenti di lusso, venduti a oltre 10mila euro al mq, abitati e/o affittati a società che gestiscono locazioni brevi). Abuso edilizio e lottizzazione abusiva i reati contestati, a vario titolo. In particolare è stata chiesta la condanna a 2 anni e 4 mesi e 50mila euro di ammenda per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia (Sue) del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio.

La stessa pena è stata richiesta anche per i costruttori Stefano e Carlo Rusconi e per altri imputati. Chiesti due anni e 30mila euro per due funzionari del Comune, mentre per un altro la pena richiesta è stata di un anno e 16mila euro. La confisca della Torre e il suo abbattimento potrebbero scattare in caso di condanne definitive.

Agivano tutti in “sintonia” e con “strafottenza”

Per i pm gli imputati avrebbero agito “in sintonia”, mostrando “strafottenza” e “un’assoluta assenza di trasparenza e noncuranza dell’interesse pubblico”, che li ha portati a erigere quello che viene definito un “abnorme” abuso in via Stresa, realizzato con “macroscopiche illegittimità” a partire dalla “diabolica Scia” usata in modo non corretto.

La torre era stata autorizzata fra il 2017 e 2019 con una “super-Scia” alternativa al permesso di costruire e l’intervento era stato qualificato come “ristrutturazione edilizia”, invece che “nuova costruzione” con cambio di destinazione d’uso, dopo la totale demolizione e ricostruzione dei due edifici di 2 e 3 piani, diversi per ‘sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche’. Inoltre sono state raggiunte altezze fino a “tre-quattro volte superiori a quelle degli edifici circostanti”.

Volumi di scantinati abusivi si sono trasformati in super-attici da decine di migliaia di euro al mq

La torre ha anche recuperato in altezza le superfici e i volumi di “locali seminterrati” abusivi, già “oggetto di condono edilizio”, per i pm un procedimento contrario alla stessa delibera varata nel 2017 dal Consiglio comunale che vietava la traslazione dei volumi in “altre parti dell’edificio”.

E il recupero di quei volumi ha incrementato ulteriormente il “carico urbanistico”, che si sarebbe dovuto bilanciare con nuovi servizi, offrendo un vantaggio economico competitivo non irrilevante per l’imprenditore privato (i Rusconi), i quali, secondo i pm, avrebbero venduto metri quadrati di ex laboratori abusivi interrati e situati in una zona a rischio alluvionale, al valore di mercato di attici residenziale sulla cima di un grattacielo.

Gli oneri non versati “un finanziamento occulto ai costruttori” e “danno patrimoniale”

Infine ‘Torre Milano’ si sarebbe avvantaggiata – per i pm – di oneri sottostimati. In particolare su una voce: la “monetizzazione degli standard”, utilizzata al posto della cessione gratuita di aree al Comune dove realizzare servizi. La consulente della Procura ha stimato i risparmi dei costruttori in oltre 1,2 milioni di euro, poiché avrebbero versato alle casse comunali solo 530.578 euro, grazie all’utilizzo del valore tabellare di 306,16 euro/mq previsto dal Comune nel 1997 e mai aggiornato, invece che cifre “tre volte superiori”.

E per la Procura i soldi mancanti non sarebbero solo un ‘finanziamento occulto a carico della collettività’ e a ‘favore dell’operatore edilizio’, ma anche “un danno patrimoniale per il Comune”.

Le difese all’assalto dei pm:  “Paradosso completo”

Le difese prenderanno la parola il 29 aprile. Ma già ieri Michele Bencini, legale di Stefano Rusconi, ha commentato la richiesta di sequestro della torre: “Con la richiesta di oggi il paradosso è completo. Chi sta conducendo le indagini in nome del diritto alla casa e alla lotta alla speculazione, chiede che la casa venga tolta a chi l’ha comprata prima delle indagini, e questo nonostante ancora oggi il Comune di Milano rivendichi che il titolo edilizio è stato concesso rispettando tutte le regole”.

Quindi toccherà alla giudice Paola Braggion presidente della settima Sezione penale, scrivere la prima sentenza sull’Urbanistica che da quattro anni divide la politica e il mondo degli affari di Milano.