Urbanistica, la richiesta di abbattimento dello stabile abusivo di via Fauchè spaventa i costruttori. E la destra torna a evocareil colpo di spugna

Il precedente di via Fauchè fa paura. Il Comitato famiglie sospese e il centro-destra chiedono "soluzioni condivise" per i palazzi abusivi

Urbanistica, la richiesta di abbattimento dello stabile abusivo di via Fauchè spaventa i costruttori. E la destra torna a evocareil colpo di spugna

L’ordine di abbattimento della palazzina abusiva di via Fauchet 9 spaventa costruttori e sviluppatori che hanno spopolato a Milano nell’ultimo decennio. Quegli operatori, cioè, che hanno costruito palazzi interi in base a semplici Scie, spacciandoli per “ristrutturazioni” dell’esistente, risparmiando sugli oneri e sulle monetizzazioni degli standard e omettendo i previsti piani attuativi. Un gioco al ribasso (per le casse comunali) interrotto dalle inchieste della procura.

E ora che quei procedimenti giudiziari stanno giungendo al termine e partono gli ordini di abbattimento – il timore (fondato) è che via Fauchè sia il precedente, dato che la giurisprudenza è univoca e i palazzi costruiti ex novo con una Scia sono abusivi, dopo la sentenza del Consiglio di Stato di novembre 2025 – la politica torna a fare pressione, al fine di raggiungere un colpo di spugna che sani il costruito. Ci avevano provato invano col Salva-Milano, ma ora tornano alla carica. Su più fronti.

Le “Famiglie sospese” a colloquio con la vice-sindaca Scavuzzo

Ieri, per esempio, c’è stato un incontro lampo della vice-sindaca con delega all’Urbanistica, Anna Scavuzzo e il Comitato Famiglie sospese, che riunisce gli acquirenti delle case sequestrate dalla procura.

“Nella serata di ieri, quando è iniziata a circolare la notizia di via Fauchè, e nella mattinata di oggi, ho ricevuto davvero tanti, tanti, tanti messaggi di famiglie che abitano case sotto inchiesta, che adesso vivono nel terrore che la loro casa possa essere demolita”, ha detto Filippo Borsellino, portavoce del Comitato. “Speriamo che quello che è accaduto sia una sveglia per la politica a livello locale e a livello nazionale per trovare una soluzione, perché le case che sono finite sotto inchiesta sono tante e purtroppo aumentano”.

Si torna a invocare il “colpo di spugna”

Per l’ennesima volta, quindi, il comitato – il più ricevuto dalla giunta di Milano, tra tutti comitati…- ha invocato un colpo di spugna. Il confronto è stato definito “interlocutorio”, “Ci è stato spiegato che l’ufficio urbanistico ha ripreso a lavorare”, riferisce Borsellino, “ma allo stesso tempo ci è stato detto che al momento non sono in grado di indicare tempistiche precise per le singole situazioni”. Un segnale di ripartenza, quindi, che però non scioglie il nodo principale per le famiglie coinvolte, ancora in attesa di capire quando e come le loro posizioni potranno essere definite.

E non poteva essere che così, visto che palazzo Marino sta cercando di recuperare tutti gli oneri mai incassati dai progetti approvati e sta imponendo ai costruttori di presentare quei piani attuativi che avevano sempre evitato (exit strategy, l’ha chiamata). Ma non è detto che ciò basti per sanare tutte le pratiche. In ogni caso, giova ricordare che le cosiddette Famiglie sospese hanno comprato da costruttori appartamenti in stabili abusivi e lo hanno fatto davanti a notai che hanno certificato gli atti ora al vaglio della magistratura.

Anche il centro-destra e l’Ance chiedono “soluzioni condivise” (cioè il colpo di spugna?)

E ieri anche le imprese e il centrodestra hanno chiesto “chiarezza normativa” e “soluzioni condivise”. Per Giovanni Deleo, presidente di Assimpredil Ance, il precedente di via Fauchet rischia di incidere sul clima generale del settore. “Pur non conoscendo nel merito i documenti relativi agli atti di demolizione, riteniamo comunque che questa decisione del Comune di Milano aumenti ulteriormente l’incertezza e la preoccupazione degli operatori e dei professionisti del settore”, afferma.

Deleo precisa che il caso di via Fauché va valutato per le sue peculiarità, “nel totale rispetto dell’operato della magistratura e del Comune”, ma ribadisce che “non è più procrastinabile la definizione del quadro normativo di riferimento per l’urbanistica a Milano“.

Sul caso interviene anche il forzista Gianluca Comazzi, assessore regionale al Territorio: “Il caso di via Fauché va valutato nel merito ma se quella decisione diventasse un precedente, soprattutto esteso agli edifici già ultimati e abitati, saremmo di fronte a uno scenario estremamente delicato per Milano”, osserva. Per Comazzi, un quadro incerto avrebbe conseguenze anche sul piano economico e sociale e richiede “una reazione immediata che coinvolga operatori, stakeholder e istituzioni”, per riportare chiarezza delle regole e continuità nell’azione amministrativa.

Dal Consiglio comunale arriva infine la richiesta di un confronto politico dedicato. Riccardo Truppo, capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Marino, annuncia la presentazione di una richiesta di convocazione straordinaria dell’Aula, sottolineando la necessità di aprire un dibattito politico che porti a una soluzione condivisa.