Diplomazia in panne e navi americane nel Golfo Persico. Tra Usa e Iran è già iniziata l’escalation

Mentre prosegue lo stallo diplomatico tra Usa e Iran, Trump invia altre navi da guerra nel Golfo Persico e avvicina sempre più il blitz.

Diplomazia in panne e navi americane nel Golfo Persico. Tra Usa e Iran è già iniziata l’escalation

Da un lato Donald Trump continua a manifestare pubblicamente l’intenzione di trattare con l’Iran per evitare la guerra; dall’altro, però, gli Stati Uniti continuano a schierare navi in Medio Oriente che sembrano raccontare un’altra storia. Che la situazione sia in rapida evoluzione lo ha lasciato intendere il presidente americano che, come al solito, continua a usare la strategia del bastone e della carota nei confronti del regime iraniano di Ali Khamenei.

Infatti, pur ripetendo di “volere la pace” e di aver trattenuto Benjamin Netanyahu dal compiere mosse avventate, il tycoon è tornato a minacciare un intervento militare: “Dobbiamo raggiungere un accordo con l’Iran, altrimenti sarà molto drammatico. Non voglio che accada, ma dobbiamo raggiungere un accordo”. Un’intesa che, spiega, non deve dare vita a un compromesso, ma deve essere completamente soddisfacente per gli Usa. Ma c’è di più. L’inquilino della Casa Bianca ha anche affermato, di fatto lanciando un ultimatum velato a Teheran, che “l’accordo va raggiunto in fretta”, al massimo entro la fine del “mese prossimo”.

Pressing asfissiante degli Usa sull’Iran

Dichiarazioni che, pur tenendo aperta la porta della diplomazia, sembrano prefigurare una possibile azione militare da parte degli Usa. Lo sanno bene a Teheran, dove in queste ore, complice l’invio a sorpresa di una seconda portaerei nell’area – la USS Gerald R. Ford, la più grande e potente nave al mondo della sua categoria – cresce il nervosismo.

Del resto, i margini di trattativa sono ristretti, con l’Iran che si dice disposto a negoziare lo stop al programma nucleare, mentre oppone una strenua resistenza all’ipotesi – caldeggiata dal primo ministro israeliano Netanyahu durante il recente incontro a Washington con Donald Trump – di fermare il proprio programma missilistico. “Il nostro sistema missilistico rientra nel quadro delle linee rosse e non è soggetto a trattative”, ha dichiarato Ali Shamkhani, rappresentante della Guida suprema Khamenei presso il Consiglio di Difesa Nazionale. Una posizione che, qualora il tycoon dovesse affondare il colpo imponendo lo stop al programma missilistico come condizione sine qua non per raggiungere un accordo, rischia di compromettere i negoziati e trasformarsi nel più facile dei casus belli.

Teheran trema

A confermare che l’aria sia tesa, con un attacco statunitense che appare sempre più probabile, contribuiscono anche le indiscrezioni di stampa secondo cui il Dipartimento delle Finanze statunitense avrebbe emesso un maxi ordine per l’acquisto di bombe anti-bunker GBU-57 Massive Ordnance Penetrator, le stesse già usate durante la guerra dei 12 giorni di quasi un anno fa, quando i raid americani presero di mira le strutture militari del programma nucleare di Teheran. Difficile che si tratti di un mero caso o che l’acquisto serva semplicemente a rimpinguare le scorte statunitensi, anche perché la notizia arriva in contemporanea con quanto riportato dalla BBC, secondo cui dalle immagini satellitari emerge che i pasdaran stanno fortificando tutti i loro siti nucleari per cercare di limitare i danni in caso di attacco.

Ma non è tutto. Dall’Iran, evidentemente consapevole che la situazione sta lentamente precipitando, si susseguono dichiarazioni energiche con cui le autorità del Paese tentano di mostrarsi forti di fronte alle crescenti minacce. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha scritto su X che “raggiungere un accordo sul programma nucleare è possibile, ma solo se equo ed equilibrato”, aggiungendo che “Teheran difenderà la propria sovranità a qualsiasi costo. I nostri diritti e la nostra dignità non sono negoziabili”. Parole a cui hanno fatto seguito quelle ancor più dirette di Shamkhani, secondo cui “l’esercito iraniano è in stato di massima allerta. Qualsiasi errore di calcolo da entrambe le parti sarà molto costoso”, con Teheran che “è pronta a rispondere con forza, decisione e proporzionalità a qualsiasi attacco”.