La minaccia non è ancora finita. Usa e Italia guidano la lotta a Isis. Ottantasei Paesi rilanciano l’impegno contro Daesh. Preoccupa la ripresa delle ostilità in Siria e Africa

Isis Di Maio Blinken
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“Isis è stato sconfitto nella sua dimensione territoriale, ma non è stato sradicato”. Con queste parole è iniziato l’intervento del ministro degli esteri Luigi Di Maio alla ministeriale della coalizione anti-Daesh, tenuta ieri a Roma e co-presieduta dal grillino assieme al Segretario di Stato americano, Antony Blinken (qui il video della conferenza stampa). Nonostante l’emergenza Covid-19 ha concentrato su di sé l’attenzione dell’intera comunità internazionale, resta viva – seppur sotto traccia – la minaccia terroristica per la quale è necessario continuare a portare avanti la lotta a Isis in Iraq e in Siria, estendendola anche nell’area del Sahel in Africa.

“La pandemia ha confermato che solo facendo leva su multilateralismo e la collaborazione internazionale possiamo affrontare le sfide del nostro tempo. Questa coalizione ne è un esempio, riunisce continenti diversi, valorizza l’apporto di ciascun membro, è flessibile per conciliare i diversi punti di vista” ha continuato Di Maio. All’appuntamento, tenuto alla Nuova Fiera di Roma, hanno partecipato le delegazioni di 83 Paesi che hanno fatto il punto sulle strategie messe in campo e quelle che dovranno essere adottate in futuro per contrastare l’attività terroristica che è tutt’altro che finita come ricorda la cronaca, con attentati pressoché quotidiani in Africa e Medio Oriente.

CENTRALITÀ RITROVATA. Può sembrare una conferenza come tante ma la minaccia è reale e con la ripresa della normalità dopo la pandemia, il timore è che possano riprendere anche gli attacchi in occidente. Eppure il summit ha anche un valore simbolico ulteriore perché con la presenza di Blinken segna sia il tramonto dell’America first di Donald Trump, già stata sostituita da un ritrovato multilateralismo, che la ritrovata centralità dell’Italia nello scacchiere internazionale dopo anni passati a fare da mere comparse.

Che le cose stiano così lo si percepisce dalle parole del Segretario di Stato americano che ha fatto sapere come “Italia e Stati Uniti condividono il principio che la minaccia posta dallo Stato islamico ha un carattere sempre più globale e che la Coalizione anti-Dash dovrebbe adattarsi ai diversi scenari anche fuori dal Medio Oriente”. Per questo gli Usa sostengono “con forza l’iniziativa dell’Italia per la creazione di un gruppo di lavoro anti-Isis sull’Africa, con un approccio non limitato alla dimensione militare”.

Quel che è certo è che l’incontro non è stato solo di facciata. Proprio Di Maio ha spiegato che “pur in un contesto finanziario gravato dall’impatto della pandemia”, l’Italia ha deciso “un incremento delle risorse destinate” alla lotta al terrorismo internazionale con uno stanziamento di “oltre 13 milioni di euro per iniziative in Iraq, 11 milioni e mezzo per interventi nel Nord-Est della Siria”. Soldi che saranno impiegati per cercare di “restringere gli spazi di reclutamento di Daesh”, per attività di recupero dei minori che sono finiti nelle grinfie dello Stato islamico e per consolidare i risultati già ottenuti nella speranza di impedire la ripresa delle ostilità.

Operazioni che dovranno riguardare anche il nord Africa, prevedendo la partecipazione dei Paesi dell’area, perché sono le zone in cui Isis sta cercando di riorganizzarsi, in particolare nel “Sahel la cui stabilità è cruciale anche per l’Europa e il Mediterraneo allargato”. Parole a cui si è accodato Blinken sottolineando come, dopo il disimpegno dai territori voluto dall’ex presidente Trump, l’America intende tornare protagonista garantendo finanziamenti “in assistenza umanitaria a siriani” e preannunciando iniziative analoghe per il nord Africa.

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