Va all’asta il G8 dell’Aquila. Ma sarà una maxisvendita

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Stefano Sansonetti

Costati un occhio della testa, nell’era dominata da Guido Bertolaso, adesso gli arredi del G8 dell’Aquila vengono messi all’asta per pochi spiccioli. A finire sul mercato è anche il mobilio della “suite” dove alloggiò il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Nei giorni scorsi la Protezione Civile, oggi guidata da Franco Gabrielli, è scesa in campo predisponendo un dettagliato avviso d’asta che riguarda centinaia di “pezzi” acquistati all’epoca, in occasione del vertice. L’obiettivo, evidentemente, è quello di fare un po’ di cassa, in un periodo difficile per tutti. Peccato che, sommando la base d’asta di ciascuno dei 31 lotti in cui è stata divisa l’operazione, viene fuori un valore di partenza di 357 mila euro. Un’autentica miseria, se solo si considera che i principali contratti di fornitura di arredi, allora, si portarono via 4,8 milioni. Quella che va delineandosi, quindi, sembra avere tutti i connotati di una maxisvendita. Ma tant’è.

I pezzi all’asta
Nei documenti messi a punto dalla Protezioni civile ci sono innanzitutto 15 lotti da 8.127 euro ciascuno. In essi rientrano armadi, letti, reti ortopediche, materassi, comodini, scrivanie e sedie che si trovavano all’interno delle camere allestite per i potenti del mondo e per le varie delegazioni. In tutto il valore è quindi di 121.905 euro, già di per sé molto basso ma destinato a scendere ulteriormente. Le carte, infatti, spiegano che per questi 15 lotti “l’aggiudicazione sarà disposta a favore del soggetto che formulerà per singolo lotto il minimo ribasso sul prezzo a base di gara, fino al limite del 30%”. Si incasserà di meno, quindi, rispetto al tetto di partenza, con l’unica speranza di contenere il più possibile il ribasso. La tecnica “tradizionale” dell’asta con i rialzi, invece, sarà utilizzata per gli arredi acquistati per ospitare Obama in Abruzzo. In questo caso la base è stata fissata a 21.395 euro, e “l’aggiudicazione sarà disposta a favore del soggetto che formulerà il massimo rialzo sul prezzo a base di gara”. Completa l’operazione tutta una serie di lotti che riguardano i pezzi più diversi. Ci sono 50 poltrone dirigenziali in pelle bianca offerte a 1.224 euro l’una, 45 poltrone dirigenziali in pelle bianca girevole a 1.038 euro, 36 sedie in pelle bianca (358 euro), 24 sedie in pelle bianca e gambe in legno (358 euro), 24 sedie in pelle bianca e gambe in acciaio (666 euro). Nell’elenco spuntano anche 17 scrivanie color acero a 429 euro ciascuna e 4 specchiere da 326. Facendo la somma, appunto, viene fuori un valore di base di 357 mila euro. Una briciola, rispetto a quanto venne sborsato.

Le spese dell’epoca
Diciamo subito che il G8 del 2009, trasferito in Abruzzo dopo il drammatico sisma, complessivamente si è portato via più 500 milioni di euro. Ai 327 milioni bruciati per le opere alla Maddalena, secondo le stime dell’epoca, si sono aggiunti i 185 milioni spesi per organizzare il vertice all’Aquila. Naturalmente all’interno di questi 185 milioni c’era di tutto. Ma dalle griglie dei contratti stipulati allora con le principali aziende fornitrici di arredi, emersero circa 5 milioni di euro. A favore della Composad srl, per esempio, venne staccato un assegno da 1,2 milioni di euro. Altri 1,7 milioni furono girati alla Semeraro. Ai quali si aggiunsero 898 mila euro per la B&B Interiors&Design, 193 mila euro alla Poliform, 373 mila alla Poltrona Frau, 129 mila ancora alla Composad per la fornitura di frigoriferi, 300 mila alla Las Mobili. Per carità, non tutto quello che fu acquistato allora finirà nell’asta appena predisposta dalla Protezione civile. Di certo con questa operazione lo Stato potrà essere in grado di recuperare soltanto una minima parte dei denari pubblici spesi all’epoca per il G8 organizzato da Bertolaso.

@SSansonetti