Vaccini agli under 12, molti i genitori già di traverso. Sale la diffidenza. Anche per i pochi dati sugli effetti nel lungo periodo. Gli studi disponibili hanno coinvolto poche migliaia di minori

Anche per i pochi dati sugli effetti nel lungo periodo. Gli studi sui vaccini anti-Covid per i bambini hanno coinvolto poche migliaia di minori.

“Quanta fretta, ma dove corri, dove vai, se ci ascolti per un momento, capirai…”, cantava Edoardo Bennato. Un ritornello perfetto per descrivere la fretta del Governo sulle vaccinazioni degli Under 12 sotto l’impulso dell’Ema (leggi l’articolo) che ha dato il via libera qualche giorno fa. Dunque anche per i minori di 12 anni ci sarà il vaccino per gli adulti?

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CHI VA PIANO… Non proprio, perché la modalità di somministrazione e la protezione sarà la stessa, ma la dose sarà un terzo e cioè 10 microgrammi invece di 30. L’Ema invierà la raccomandazione alla Commissione Ue che poi dovrà emettere la decisione finale formalizzandola. Lo studio di Comirnaty – e cioè Pfizer – è stato effettuato su quasi 2.000 bambini tra i 5 e gli 11 anni. A questo punto l’Aifa italiana è stata convocata per l’1-3 dicembre, ma il suo presidente Giorgio Pelù ha detto che la decisione potrebbe pure essere anticipata e da lunedì prossimo si potrebbe già iniziare la vaccinazione.

Il punto è che ci sono valutazioni discordanti tra gli esperti, principalmente a causa del numero limitato di studi fatti. Il microbiologo Andrea Crisanti fa notare che “con gli under 12 serve un eccesso di prudenza”, invitando ad attendere “dati più estesi”. Molto più critico il Cts dello Spallanzani di Roma: “La valutazione di programmi generalizzati di vaccinazione nella popolazione pediatrica sana al di sotto dei 12 anni deve tener conto di molteplici fattori, in termini di benefici e rischi, sia di carattere individuale (rischio di malattia-rischio di reazione avversa) che di popolazione (contributo al controllo della circolazione dell’infezione, copertura vaccinale e protezione di soggetti più fragili). È chiara la necessità di avere maggiori dati soprattutto sulle eventuali conseguenze a lungo termine dell’infezione da Sars-Cov-1 in questa popolazione”.

Insomma, gli stessi esperti non dicono di non vaccinare questa fascia di popolazione pediatrica, ma dicono che occorre esseri prudenti e possibilmente aspettare maggiori dati, perché questa è la prassi scientifica. Visto che in passato abbiano assistito a giravolte continue degli esperti sugli stessi vaccini, basti pensare al caso Astrazeneca, forse sarebbe meglio seguire il consiglio del famoso cantante napoletano e procedere con estrema cautela. Oltretutto il governo manda avanti i pediatri per patrocinare la vaccinazione universale. Ma non sarebbe meglio far parlare i virologi?

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