Trombosi dopo AstraZeneca: l’Ema ammette un collegamento. Il vaccino verso lo stop. Cosa succede a chi aspetta il richiamo?

VACCINO ASTRAZENECA
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Astrazeneca ancora nel mirino. Sì, la possibile correlazione con le trombosi divide ancora una volte gli esperti. A tornare sull’argomento è il responsabile vaccini dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), Marco Cavaleri. “C’è un collegamento” afferma “tra il siero e gli eventi avversi rarissimi accertati in alcuni Paesi Ue, riguardanti soprattutto donne under 50”.

Trombosi dopo AstraZeneca: l’Ema ammette un collegamento

Assicura, però, che il rapporto rischi-benefici resta “sempre a favore del vaccino”. Anche se andrà rivalutato proprio per le donne giovani. È “sempre più difficile affermare” che non ci sia un “rapporto di causa ed effetto tra la vaccinazione” e “casi molto rari di coaguli del sangue insoliti associati a un basso numero di piastrine”. A poco più di 24 ore dal nuovo pronunciamento dell’Agenzia europea del farmaco sul siero della casa anglo-svedese – atteso per oggi, come fa sapere la commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides– il responsabile vaccini dell’Ema Cavaleri conferma quali sono le conclusioni preliminari a cui gli esperti sono giunti dopo settimane di indagini sugli episodi di eventi avversi accertati in diversi Paesi Ue: “C’è un’associazione con il vaccino. Cosa causi questa reazione, però, ancora non lo sappiamo”.

La situazione sarà analizzata già in giornata dai tecnici dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e il ministero della Salute per valutare eventuali nuove indicazioni sull’utilizzo del vaccino targato Oxford-Astrazeneca nel nostro Paese. Certo è che per la decisione finale si attenderà il pronunciamento dell’Ema, previsto entro domani, anche se un’anticipazione arriva dal sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri: “È possibile, per maggiore precauzione, che l’Agenzia europea dei medicinali indichi che per una determinata categoria è meglio non utilizzare il vaccino anti-Covid di AstraZeneca”, precisando che “questo è successo anche per tanti altri farmaci” e che nel caso di AstraZeneca il vaccino è stato utilizzato “in un numero estremamente alto di soggetti, mentre gli eventi trombotici rari segnalati sono pochissimi“.

Cosa succede a chi ha fatto la prima dose AstraZeneca in caso di stop al vaccino

Dunque bisognerà fare ulteriori accertamenti legati alle varie fasce d’età. Per le giovani donne, ad esempio, sottolinea Cavaleri “spesso protagoniste dei casi di trombosi, patiscono meno l’effetto del Covid, dovremo valutare dunque il rapporto rischi-benefici per loro“. Non dimenticando, aggiunge, che “anche le giovani donne finiscono in terapia intensiva per Covid. Dunque servirà un lavoro molto meticoloso”. Al momento gli eventi avversi sono stati accertati soprattutto in under 50. Ma l’esperto fa sapere che “ci sono stati casi anche tra i 50 e i 60 e ci sono anche uomini. Circa il 20 per cento. Età media attorno ai 45-47 anni”.

Tra i vari Paesi europei che hanno segnalato il problema, maggiore attenzione ricade sui dati del Regno Unito- Dove su 20 milioni di vaccinati sono stati riportati pochissimi eventi di questo tipo. L’agenzia britannica del farmaco (Mhra) finora ha sempre negato l’esistenza di un nesso causale tra il vaccino e le trombosi rare. Ora starebbe prendendo in considerazione la proposta di limitare l’utilizzo del siero Oxford-AstraZeneca per i più giovani. Il chief executive di Mhra, June Raine ha intanto affermato che nessuna decisione è stata ancora presa, scrive il Guardian. Cosa succederà adesso?

Lo stop al vaccino per fasce d’età

“Nelle prossime ore diremo che il collegamento c’è”, chiarisce il responsabile vaccini dell’Ema, ma “come questo avviene però dobbiamo ancora capirlo. Certo è che tra i vaccinati c’è un numero di casi di trombosi cerebrali con carenza piastrinica tra persone giovani superiore a quello che ci aspetteremmo. Questo lo dovremo dire”. In settimana, continua Cavaleri, “inizieremo a dare delle definizioni preliminari, ma difficilmente arriveremo a indicare dei limiti di età come hanno fatto vari Paesi”. Insomma, potrebbe servire più tempo. Il motivo? “Noi siamo un’agenzia regolatoria e dobbiamo avere dati molto precisi sul rapporto rischio-benefici”.

Perché allora ci sono disparità tra Paesi come la Norvegia e la Francia, che hanno fermato Astrazeneca per gli under 60, e altri (Italia compresa) che non hanno introdotto limiti? “Sarebbe preferibile che vi fosse una posizione univoca a livello europeo”, conclude l’esperto. “Ma non è semplice, soprattutto non dimentichiamo che il peso del Covid è differente nei vari paesi: in Italia muoiono ancora 500 persone al giorno, in Norvegia quasi nessuno. Questi fattori giustificano approcci differenti”.