Variante indiana sottovalutata. In Italia siamo impreparati. Il Regno Unito ha prorogato di un mese le restrizioni. E qui non sappiamo neppure quanto sia diffusa

variante indiana Speranza
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Dopo oltre un anno dall’inizio della pandemia SarsCoV2, nonostante l’arrivo dei vaccini ed una campagna di somministrazione a tappeto, non è ancora tempo di abbassare la guardia. Ce lo ricorda la variante delta, nota anche come variante indiana, e conosciuta per la doppia mutazione: della californiana – spiegano gli esperti – e della brasiliana-sudafricana.

“Gli studi sono ancora in corso e non abbiamo nell’immediatezza una risposta a tutte le domande – ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza -. Ma le prime ricerche ci dicono che con due dosi di vaccino la variante indiana è contenibile con una percentuale importante. In questo momento chi viene dal Regno Unito deve fare il tampone, è chiaro che ci riserviamo di monitorare la situazione e se l’andamento della curva dovesse peggiorare in Gran Bretagna ci riserviamo di pensare ad altre misure, come la quarantena”, ha spiegato Speranza.

È chiaro che la situazione nel Regno Unito non lascia ben sperare. La sospensione delle misure restrittive, prevista per il prossimo 21 giugno, slitta di un altro mese, quindi per altre 4 settimane i locali notturni resteranno chiusi e la gente sarà incoraggiata a continuare il lavoro a distanza. Nei giorni scorsi il ministro della Salute britannico Matt Hancock ha dichiarato che la variante indiana è “del 40 per cento più trasmissibile” rispetto a quella inglese, ma venerdì il dato è stato rivisto da Public Health England (Phe), che alza il tasso al 60 per cento. Lo stesso istituto conferma anche che il 90 per cento dei nuovi casi in Inghilterra sia dovuto alla mutazione. Anche la British Medical Association aveva lanciato un appello a ritardare l’allentamento delle ultime restrizioni ancora in vigore a causa del “rapido incremento” dei casi.

Una richiesta che è stata definitivamente accolta da Downing Street. Ma tornando in Italia secondo il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca, “servono nuovi criteri di analisi dei tamponi con un’alta carica virale per riuscire a individuare la variante Delta. Al momento non abbiamo una fotografia precisa della circolazione di questa variante, contrariamente a quanto avviene in Gran Bretagna, dove è attivo un programma nazionale per il sequenziamento”, ha detto. In effetti la procedura attuale consiste nel fare il tampone e, se positivo e con un’alta carica virale, si procede a un secondo test, studiato per verificare in modo specifico la presenza della variante Alfa, ossia la variante inglese secondo la vecchia terminologia.

“Questo andava bene mesi fa, quando era un’eccezione trovare la variante Alfa, ma oggi – osserva Broccolo – la variante Alfa è presente nel 95 per cento dei tamponi positivi”. Vale a dire che “Alfa è ormai il nuovo virus di base”. C’è da dire poi che, oltre alla variante Delta, anche la Beta (ex Sudafricana) e la Gamma (ex Brasiliana) “sfuggono ai vaccini dopo la prima dose e in alcuni casi dopo la seconda”. Difficile dire se, come è accaduto in Gran Bretagna, anche in Italia la variante indiana possa sostituirsi alla variante Alfa, diventando dominante: la risposta, secondo Broccolo, dipende da numerosi fattori. Il primo è nella stessa campagna di vaccinazione in quanto dati clinici sui vaccinati indicano che dopo la prima dose del vaccino di AstraZeneca la copertura contro la variante Delta è del 33,5 per cento contro il 51 per cento per la variante Alfa e valori analoghi si riscontrano per il vaccino di Pfizer-BioNTech.

“Fare il richiamo fornisce una marcata differenza nella protezione. In secondo luogo “sono necessari screening sui tamponi positivi ad alta carica prelevati in aeroporti, palestre, scuole e per gli eventi aperti a un grande numero di persone”. Un altro elemento, evidente in Gran Bretagna, è che “la variante Delta si sta diffondendo molto tra i giovani, sia attraverso la presenza di due mutazioni, chiamate 452 e 478, sia attraverso le abitudini sociali dei giovani”. Di conseguenza “il contagio è altissimo, ma i numeri sono sotto controllo in termini di ospedalizzazioni e terapie intensive”, osserva Broccolo.

“Nello stesso tempo – prosegue – gli adulti stanno mantenendo attenzioni maggiori, in genere la popolazione anziana è più attenta e già vaccinata con la seconda dose”. Per quanto riguarda l’Italia, per il virologo bisogna considerare che “i vaccinati con una doppia dose sono il 25 per cento e il 50 per cento hanno avuto solo la prima dose: questo significa che in estate il virus potrebbe trovare una via d’accesso e che la situazione potrebbe essere più grave che in Gran Bretagna perché siamo ancora indietro nella campagna vaccinale”.

C’è anche il rischio che durante l’estate viaggi e spostamenti possano favorire la comparsa di nuove varianti e “rendere necessario mettere a punto un nuovo vaccino”. Per questo, conclude, “è ancora molto importante continuare a usare le mascherine, rispettare il distanziamento, disinfettarsi e lavarsi le mani”.

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