Variante XE del Covid in Italia: quali sono i sintomi e perché è più contagiosa?

variante XE del Covid
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Variante XE del Covid in Italia: quali sono i sintomi, cosa vuol dire che è una “ricombinazione” e perché è più contagiosa?

Variante XE del Covid in Italia: perché è più contagiosa?

La variante XE del Covid fa parte della famiglia della variante Omicron, secondo quanto riferito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Nel suo aggiornamento settimanale, infatti, l’OMS ha spiegato che la variante XE è data dalla ricombinazione di due delle principali sottovarianti della variante Omicron ovvero BA.1 e BA.2.

Nello specifico, l’OMS ha affermato: “XE appartiene alla variante Omicron fino al momento in cui non saranno riportate differenze significative nella trasmissione e nelle caratteristiche della malattia, inclusa la gravità”.

A quanto si apprende, il primo caso dovuto alla ricombinazione è stato registrato il 19 gennaio 2022 nel Regno Unito. Al momento, sono oltre 600 i soggetti che sono risultati positivi a XE.

Un primo caso di variante XE del Covid, poi, è stato segnalato anche dal Center of Medical Genomics, Ramathibodi Hospital in Tailandia.

Le prime stime dell’OMS relative alla nuova variante frutto di una ricombinazione tra Omicron 1 e Omicron 2 rivelano che XE ha una contagiosità che supera del 10% quella di BA.2. Ma, come precisato dall’organizzazione, “questo dato richiede un’ulteriore conferma”.

Sintomi della ricombinazione di BA.1 e BA.2

Per quanto riguarda le principali caratteristiche dell’infezione dovuta a XE, al momento “non ci sono prove sufficienti per trarre conclusioni sulla trasmissibilità, sulla gravità o sull’efficacia del vaccino”. È quanto asserito dalla professoressaSusan Hopkins, consulente medito di riferimento della UK Health Security Agency (Ukhsca), che è stata incaricata di monitorare la nuova variante del SARS-CoV-2.

In relazione ai sintomi, inoltre, questi dovrebbero essere affini a quelli sinora associati alla famiglia della variante Omicron.

Esperti italiani sulla variante XE del Covid

La variante XE del Covid è stata commentata da alcuni dei maggiori esperti italiani in materia di pandemia da coronavirus.

Ricciardi: “Preoccupa la maggiore contagiosità per la diffusione e”

A proposito della nuova variante afferente alla famiglia della variante Omicron, durante la sua partecipazione ad Agorà, Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, ha dichiarato: “La variante è ancora sotto osservazione: ci sono 600 casi in Gran Bretagna, che è il paese che agevola la selezione di varianti perché dal 24 febbraio non ha nessun tipo di precauzione. Per il momento non sembra più letale, ma il fatto che sia più contagiosa è preoccupante perché crea una diffusione enorme del contagio con il coinvolgimento non solo dei pazienti ma anche degli operatori sanitari – e ha aggiunto –. In Gran Bretagna, in questo momento, per aspettare un’ambulanza ci vogliono addirittura 20 ore e l’attesa media per un intervento chirurgico in elezione è 10 anni, questo vuol dire che i cittadini non riescono ad accedere ai servizi sanitari. Dobbiamo evitare questo“.

Presgliasco: “Allarmarsi per la variante XE del Covid è prematuro”

Il virologo Fabrizio Pregliasco, docente all’Università Statale di Milano, invece, ha spiegato: “Sono appena qualche centinaio i casi registrati nel mondo e allarmarsi è prematuro. Bisogna aspettare e monitorare, rafforzando la sorveglianza. Conosciamo già altre varianti ricombinanti e di varianti in generale ce ne sono a migliaia: alcune diventano una problematica epidemiologica, altre no. Per adesso mi limiterei a evidenziare l’aspetto positivo l’essere in grado di continuare a intercettare l’emergere di queste nuove varianti, così da studiarle. Anzi, anche l’Italia dovrebbe implementare la sua sorveglianza – e ha rimarcato –. La tendenza evolutiva dei virus, salvo inciampi, è quella di diventare progressivamentesempre più benevoli nei confronti dell’ospite”.

Galli: “Sostituirà Omicron 2”

L’ex direttore di Malattie Infettive all’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, infine, ha precisato: “Anche se i casi segnalati sono ancora pochi, non sembra essere più patogena e sembrerebbe essere, a quanto sappiamo, più diffusiva. Se davvero fosse così, potrebbe candidarsi a sostituire Omicron 2. Con quali risultati difficile dirlo. Il virus rivela ancora una volta la capacità di ricombinarsi, tra varianti diverse, quando c’è co-circolazione. Cosa questo possa implicare in termini di impatto clinico ed epidemiologico non lo sappiamo“.