Vasto, nessuno sconto a Fabio Di Lello. Condannato a 30 anni per l’omicidio volontario premeditato di Italo D’Elisa che aveva investito e ucciso la moglie l’estate scorsa

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Omicidio volontario premeditato. Nessuna attenuante per Fabio Di Lello condannato a 30 anni dalla Corte d’Assise di Lanciano per l’omicidio di Italo D’Elisa. Il giovane è stato ammazzato lo scorso primo febbraio davanti a un bar di Vasto (Chieti) da Di Lello che ha così voluto vendicare la morte della moglie Roberta Smargiassi, investita la scorsa estate proprio dal giovane D’Elisa con la moto. Tre colpi di pistola esplosi dalla calibro 9. Evitato l’ergastolo grazie al rito abbreviato, ma la richiesta della procura era stata l’ergastolo. Non è bastata la richiesta di perdono che era arrivata da parte di Di Lello in una delle ultime udienze. A inchiodare l’omicida la proiezione del video che dimostrerebbe tutta la premeditazione. “Abbiamo ricostruito il fatto in aula anche con slide e video”, ha detto in aula il procuratore Di Florio, “e riteniamo che questi dimostrino la premeditazione, la minorata difesa e anche il porto abusivo d’armi”. Smentita la possibile presenza di complice, che avrebbe avvertito Di Lello sulla presenza di D’Elisa al bar, come affermato avventatamente all’inizio della vicenda.

Il killer dovrà anche risarcire i genitori e il fratello della vittima con la cifra di 40 mila euro a testa. Per Di Lello è arrivata anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e a tre anni di libertà vigilata al momento della fine della pena detentiva. A Di Lello non è stata riconosciuta alcuna attenuante anche perché il video mostra che quando l’omicida ha visto la vittima, per l’ultima volta, è andato dritto al dunque senza aver proferito alcuna parola ha sparato i tre colpi che hanno steso D’Elisa. Proprio su questo si battevano i legali dell’omicida per ottenere una condanna più bassa. Ma anche secondo i giudici della Corte d’Assise la dinamica è stata chiara. Chiarissima, tanto da non lasciare alcun dubbio. Secondo l’accusa il piano era stato studiato da Di Lello che conosceva nel dettaglio le abitudini di quel ragazzo che qualche mese prima aveva investito la moglie. La donna, secondo il racconto dei genitori di Fabio, era anche incinta.

I legali del condannato hanno già annunciato ricorso. Il processo lo iniziamo ora. Leggeremo le motivazioni della sentenza che sarà depositata fra 90 giorni e faremo appello con la stessa strategia. Non commentiamo mai le sentenze, ma le impugniamo”, hanno commentato così a caldo il verdetto gli avvocati Pierpaolo Andreoni e Giovanni Cerella.