Vertice Ue, Meloni resta sola con Trump mentre l’Europa prende le distanze

Vertice Ue, in Europa cala la fiducia verso l'alleato Usa. Mentre l'italia di Meloni continua a scommettere sulla Casa Bianca

Vertice Ue, Meloni resta sola con Trump mentre l’Europa prende le distanze

Gli europei si riuniscono in un vertice Ue ad Alden Biesen, castello nel cuore del Belgio, per discutere come ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. La riunione arriva mentre a Monaco si consuma l’ennesimo strappo transatlantico. I numeri raccontano perfettamente l’isolamento di Washington.

Ue, un’alleanza che perde fiducia

Un sondaggio condotto da Public First per Politico su oltre 10 mila adulti in Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia e Germania certifica un crollo di fiducia negli Usa come alleato affidabile. Il campione è stato raccolto tra il 6 e il 9 febbraio. In Canada il 57 per cento degli intervistati definisce gli Stati Uniti “inaffidabili”. In Germania la quota è del 50 per cento. In Francia il 44 per cento. Nel Regno Unito il 39 per cento contro un 35 per cento che li considera ancora affidabili. Il margine di errore dichiarato è 2 punti percentuali per paese.

Il dato che pesa riguarda la deterrenza. In un solo anno nel Regno Unito la percentuale di chi ritiene che i nemici sarebbero scoraggiati dall’attaccare grazie al rapporto con Washington cala di 10 punti. In Francia il saldo peggiora di 22 punti tra chi concorda e chi dissente. In Germania il calo è di 16 punti. Seb Wride, responsabile dei sondaggi per Public First, sintetizza: l’opinione pubblica europea “difficilmente crede che esista” ancora la deterrenza transatlantica. A Monaco, dove gli Stati Uniti arrivano con una delegazione guidata dal segretario di Stato Marco Rubio, la parola “fiducia” diventa un dossier.

Valori e democrazia in discussione

Il sondaggio aggiunge un elemento politico. In Francia solo il 17 per cento ritiene che gli Stati Uniti condividano i propri valori, contro un 49 per cento che dissente. In Germania il 50 per cento afferma che Washington non condivide i loro valori, mentre solo il 18 per cento pensa che protegga la democrazia. Le percezioni negative superano quelle positive anche sulle domande relative alla difesa dell’ordine internazionale.

Nel frattempo i leader europei parlano apertamente di emancipazione strategica. Il ritiro di Alden Biesen viene raccontato come un tentativo di rendere l’Europa meno dipendente dall’America di Trump. Ursula von der Leyen ribalta l’accusa sulla burocrazia e richiama il “gold-plating” nazionale, gli strati aggiunti dagli Stati membri. Friedrich Merz insiste sul taglio delle regole e apre alla revisione di pezzi della politica verde. Nel castello la giornata prevede un pre-vertice con Belgio, Italia e Germania e l’intervento di Mario Draghi, seguito da Enrico Letta. Bart De Wever chiede una “roadmap” ravvicinata, con risultati misurabili.

Emmanuel Macron parla di amministrazione “apertamente antieuropea”. Il premier canadese Mark Carney definisce la fase attuale “una rottura, non una transizione”. Alla cerimonia di apertura dei Giochi Invernali a Milano il vicepresidente americano JD Vance è stato accolto da fischi, episodio citato come segnale di un clima mutato.

La scommessa italiana

Ma in questo scenario l’Italia resta formalmente allineata alla Casa Bianca. Giorgia Meloni ha firmato con Merz un documento che attribuisce a Bruxelles parte della responsabilità della stagnazione economica europea. È una postura che tiene insieme critica interna all’Ue e fedeltà atlantica, mentre altri governi studiano strumenti per rafforzare la capacità industriale e militare europea senza fare affidamento automatico su Washington.

Il punto politico è nei numeri. Tra marzo 2025 e febbraio 2026 la fiducia cala in tutti i principali alleati europei. I governi discutono di autonomia, le opinioni pubbliche segnalano sfiducia, le capitali preparano piani di riduzione della dipendenza. Nel quadro che emerge dai dati, la scommessa di Palazzo Chigi appare sempre più solitaria.