Un piano che โseppellirร lโidea di uno stato palestineseโ. Cosรฌ ieri il ministro delle Finanze israeliano, il falco Bezalel Smotrich, ha fatto sapere ieri di aver approvato il nuovo piano di insediamento nella regione E1 della Cisgiordania, che comprende 3.401 unitร abitative per i coloni.
Un piano per impedire la nascita dello Stato palestinese
Il “corridoio” E1 รจ una zona della Cisgiordania all’interno del comune israeliano di Ma’ale Adumim, che riguarda 12 chilometri quadrati. ย Il piano approvato ieri da Smotrich รจ stato discusso per decenni, senza tuttavia essere mai portato avanti, a causa delle pressioni della comunitร internazionale.
Il cosiddetto progetto E1, infatti, creerebbe un collegamento fisico tra Gerusalemme Est – che i palestinesi considerano la futura capitale dello Stato di Palestina – e Ma’ale Adumim. I nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania andrebbero quindi a dividere in due il potenziale Stato di Palestina.
Smotrich ha sottolineato che il collegamento tra Gerusalemme Est e Ma’ale Adumim รจ “strategico, di sicurezza e demografico”, in quanto “garantisce la nostra capitale unita per generazioni”. Per il ministro il piano โรจ una risposta sul campo a chiunque cerchi di riconoscere uno Stato di Palestina”.
Smotrich: “Netanyahu mi sostiene in tutto”
Il primo ministro Benjamin Netanyahu, ha sottolineatoย Smotrich, “mi sostiene in tutto ciรฒ che riguarda la Giudea e Samaria (le regioni incluse in quella che gli arabi definiscono “Cisgiordania occupata”) e mi permette di fare la rivoluzione”.
Oggi, ha aggiunto, “stiamo scrivendo un capitolo storico nella storia della redenzione del popolo diย Israeleย nella sua terra”. Il ministro ha poi fatto appello al capo del governo affinchรฉ “applichi la sovranitร israeliana in Giudea e Samaria e faccia in modo entro settembre che gli ipocriti leader europei non abbiano piรน nulla da riconoscere”.
Il riferimento รจ alla decisione di una serie di Paesi – tra cui Francia e Regno Unito – di annunciare il proprio riconoscimento dello Stato di Palestina in occasione della prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite, in programma a settembre.
E l’Italia continua a non riconoscere la Palestina
Una โquestioneโ che non riguarda lโItalia, sempre convintamente contraria al riconoscimento dello stato palestinese. Una posizione (ormai quasi unica in Europa) che il governo Meloni cerca di nascondere enfatizzando il supporto (minimo) che il nostro Paese dร accogliendo e curando alcuni dei bambini vittime degli attacchi indiscriminati dellโesercito israeliano (al quale lโItalia continua a fornire armi). Anche ieri il ministro Guido Crosetto ha ribadito come โil nostro รจ, tra i governi occidentali, quello che piรน sta aiutando la popolazione diย Gaza: cibo, cure, ospedali”.
Il cardinale Zuppi legge i nomi dei 12mila bimbi uccisi a Gaza
Intanto ieri lโarcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha promosso una maratona di preghiera a Monte Sole (BO), durante la quale sono stati letti i nomi dei circa 12mila bambini che hanno perso la vita dal 7 ottobre 2023 ad oggi inย Israeleย e nella Striscia diย Gaza.
La denuncia di 104 Ong: “Israele usa gli aiuti umanitari come armi”
E in una nota congiunta, 104 organizzazioni umanitarie – tra cui ActionAid, Caritas, CISS – Cooperazione Internazionale Sud Sud, Emergency, Intersos, MSF, Oxfam, Save the Children e Terre des Hommes Italia – hanno chiesto la fine dell’uso degli aiuti umanitari come arma da parte diย Israele.
Milioni di dollari di cibo e medicinali lasciati marcire
โNonostante le autoritร israeliane sostengano che non vi siano limiti agli aiuti umanitari che entrano aย Gaza, la maggior parte delle principali ONG internazionali non รจ stata in grado di consegnare nemmeno un camion di forniture di prima necessitร dal 2 marzo – hanno fatto sapere le associazioni – Invece di smaltire il crescente accumulo di merci, le autoritร israeliane hanno respinto le richieste di decine di Ong di portare beni di prima necessitร , sostenendo che queste organizzazioni ‘non sono autorizzate a consegnare aiuti’. Solo nel mese di luglio, oltre 60 richieste sono state respinte con questa motivazione. Questo ostacolo ha lasciato milioni di dollari di cibo, medicine, acqua e articoli per l’alloggio bloccati nei magazzini in Giordania ed Egitto, mentre i palestinesi stanno morendo di fame”, concludono.