Alla fine, l’interlocuzione con il Quirinale fa saltare dal testo del decreto sicurezza che viene licenziato dal Consiglio dei ministri solo i poteri di polizia giudiziaria per i militari. Il fermo preventivo per i minori resta. “Nessuno stop dal Quirinale, come sempre quando ci sono provvedimenti del governo c’è stata una interlocuzione molto fluida, serena e produttiva”, ha commentato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. “Domani (oggi, ndr) presiederò il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza a Milano – ha aggiunto – ci sarà un piano di azione. È quello il contesto in cui si vedrà modalità d’impiego di queste risorse e si valuterà se possano essere dotati di qualche funzione innovativa rispetto all’impiego tradizionale, che possa essere una maggiore dinamicità”.
Via libera all’ennesimo decreto Sicurezza. Il Colle fa saltare i poteri extra ai militari
A Milano vengono inviati 500 soldati in più fino alla fine dell’anno. “Voglio essere chiara: non c’è idea politica, non c’è disagio sociale, non c’è opposizione al governo che possa giustificare la devastazione di un negozio per portare via la merce”, dice la premier Giorgia Meloni in un video diffuso dopo l’approvazione del decreto. “Abbiamo visto tutti le immagini delle violenze che hanno sconvolto Milano e altre città italiane nel fine settimana, negozi saccheggiati, vetrine distrutte, forze dell’ordine aggredite. Sono scene inaccettabili che nessuno può pensare di minimizzare o di giustificare”, insiste la premier.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio assicura che il provvedimento “lungi dal costituire una limitazione alla libera manifestazione del pensiero, ne costituisce una garanzia perché si tipicizza la struttura dei reati e gli aggravanti e proprio con questa specificità”. La manifestazione del dissenso è “sale della democrazia ma deve essere entro i limiti della legge e non scaturire in violenza”, ha sottolineato. Ma la stretta securitaria, l’ennesima, ancora una volta basata sulla repressione e mai sulla prevenzione, c’è tutta. Otto gli articoli contenuti nel provvedimento.
Le misure
Il nuovo reato punisce chi – durante le proteste – utilizza bastoni, mazze o lancia oggetti mettendo a rischio l’incolumità delle persone. In questi casi si rischia una reclusione da due a cinque anni e una multa fino a 20mila euro. La pena aumenta se le violenze sono commesse a volto coperto e se si danneggiano infrastrutture o servizi di pubblica utilità. Chiunque, poi, anche “mediante strumenti informatici o telematici”, organizza o promuove la formazione di gruppi per dar vita a manifestazioni violente rischia la reclusione da quattro a dodici anni.
Tra le altre novità, l’estensione del fermo preventivo anche per “chi turba la sicurezza in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone”: una misura che varrà anche per i minorenni, ma solo se hanno compiuto 16 anni. Prevista, inoltre, l’estensione dell’arresto in flagranza differita. Confluisce poi da un precedente ddl la presunzione di capacità di intendere e di volere del minore ultraquattordicenne, rendendolo così subito imputabile senza subordinarlo all’accertamento della capacità d’intendere e di volere al momento del fatto.
Le multe
In arrivo, inoltre, multe da 500 a 1.000 euro, raddoppiabili in caso di reiterazione, per i genitori di minorenni – anche non imputabili – che commettano violenze durante manifestazioni. Tra le misure, la possibilità del questore di disporre il divieto di radunarsi ai minorenni quando cinque o più persone, anche in forma di gruppo, in luogo pubblico o aperto al pubblico, tengono comportamenti intimidatori. Una misura di prevenzione che può interessare anche determinate fasce orarie predeterminate a persone che abbiano commesso, nei cinque anni precedenti o che vengano colte nel compimento di alcuni comportamenti lesivi contro persone e cose o che siano stati già, nei cinque anni precedenti, autori di fatti per i quali sono stati colpiti da provvedimenti di carattere preventivo.