Vice ministri e sottosegretari. Ultime poltrone sul treno di Draghi. I posti di sottogoverno da assegnare sono 36. Ma gli appetiti da placare nei partiti molti di più

LAURA CASTELLI
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Cinque ore e mezzo di discussione generale, due stop per la sanificazione dell’Aula, due ore per la replica del premier e le dichiarazioni di voto. La giornata al Senato di Mario Draghi è iniziata alle 10 (leggi l’articolo) e si concluderà a tarda sera, presumibilmente intorno alle 23, con l’esito dello scrutinio sul voto di fiducia al nuovo esecutivo. Nessuna sorpresa ci attende, ovviamente: i numeri ci sono e sono in abbondanza, sia a Palazzo Madama che a Montecitorio. La partita vera in queste ore non si gioca nelle Aule ma nelle segreterie di partito, alle quali spetta un onere e un onore non indifferente: designare viceminstri e sottosegretari da affiancare ai titolari dei dicasteri scelti dall’ex numero uno della Bce.

I posti da assegnare sono 36 (con la possibile incognita di una ‘quota Draghi’ che il premier potrebbe opzionare), non sono pochi, ma gli appetti da placare, le ambizioni da assecondare e le polemiche da sedare sono molte. E ognuno ha i suoi cahier de doleance e i fedelissimi da piazzare, nessuno escluso. Per quanto riguarda le new entry in maggioranza la Lega punta a due ministeri considerati chiave: l’Interno e la Giustizia e i nomi che circolano sono quelli di Stefano Candiani al Viminale e di Giulia Bongiorno a via Arenula.

Il Carroccio potrebbe poi ottenere anche Pasquale Pepe al Sud e Lucia Borgonzoni ai Beni culturali, dove era già stata nel Conte I. Con il tecnico Giovannini potrebbe poi tornare al Mit il deputato ligure Edoardo Rixi, molto vicino a Salvini, tra i più convinti sostenitori del ‘modello Genova’ per i lavori pubblici. Per rimanere nel centrodestra, anche Forza Italia punta alla Giustizia con Francesco Paolo Sisto mentre Francesco Battistoni commissario regionale nelle Marche, vicino a Tajani potrebbe essere destinato all’Agricoltura e Andrea Mandelli fedelissimo di Silvio Berlusconi e presidente dell’Ordine nazionale dei farmacisti alla Salute, ma anche lo Sport fa gola agli azzurri.

Al M5s spetta la pattuglia più nutrita (si parla di 13 posti) . Puntano alla conferma i viceministri Laura Castelli (Mef, nella foto), Pierpaolo Sileri (Salute), Giancarlo Cancelleri (Trasporti) ma anche Vito Crimi. Stefano Buffagni potrebbe invece trasferirsi dal Mise al neo ministero della Transizione ecologica, strategico per i grillini. Alla Difesa ci potrebbe essere il ritorno di Angelo Tofalo, che aveva già rivestito il ruolo di sottosegretario nel primo governo Conte, ma si fa anche il nome del giovanissimo Luigi Iovino. Un’altra possibile new entry è Luca Carabetta, under 40 preparato e rampante: per lui potrebbe aprirsi uno spazio al ministero dell’Innovazione tecnologica e la transizione digitale capitanato da Vittorio Colao.

Per il dicastero del Lavoro, guidato dal dem Orlando, per puntellare il reddito di cittadinanza potrebbe arrivare l’ex capogruppo al Senato Gianluca Perilli. Per quanto riguarda il Pd, alla prese con una fortissima polemica interna sulla presenza femminile, la maggior parte dei posti dovrebbe andare alle donne. Cercano la conferma, ma non tutte la otterranno, Simona Malpezzi (Rapporti con il Parlamento), Marina Sereni (Esteri), Alessia Morani (Mise), Francesca Puglisi (Lavoro), Anna Ascani (Istruzione), Lorenza Bonaccorsi (Cultura) e Sandra Zampa alla Salute.

Anche Marianna Madia potrebbe entrare, così come Roberta Pinotti mentre Antonio Misiani potrebbe essere confermato viceministro dell’Economia. Per Leu punta alla riconferma con Cecilia Guerra, mentre per Italia viva si parla del responsabile economico Luigi Marratin come sottosegretario al Mef e se ci fosse un altro posto, Lucia Annibali potrebbe accomodarsi alla Giustizia.