Vietati i cartelloni sexy, scatenano i femminicidi

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di Antonio Rossi

Vedere una donna affascinante vicino a una cucina spinge a uccidere la propria compagna? Una ragazza dallo sguardo ammiccante sul cofano di un’auto porta a picchiare la propria moglie? Il senso comune porta a dire di no. Si guarda la pubblicità. Sicuramente un’immagine sexy fa notare un certo prodotto. Ma non si diventa automaticamente dei bruti o peggio degli assassini. Secondo la commissaria della Provincia di Catania, però, le cose stanno diversamente. Stop dunque ai cartelloni pubblicitari “raffiguranti immagini lesive per la dignità del genere femminile, installati sulle strade provinciali”. E non si parla di quelle di qualche sexy shop. Antonella Liotta, di recente balzata agli onori delle cronache per aver aggiunto all’incarico a lei conferito dal governatore Rosario Crocetta quelli di segretario e direttore generale del Comune di Catania, a lei affidati dal sindaco Enzo Bianco, è andata oltre le stesse forti prese di posizione della presidente della Camera, Laura Boldrini. Dopo un anno trascorso a parlare dell’emergenza femminicidio, la commissaria della Provincia di Catania ha scelto la linea dura. Annullata l’autorizzazione ad affiggere  i cartelloni ritenuti offensivi e rimozione di quelli già affissi. Lungo le strade niente più immagini di “donne ammiccanti e seducenti, che mostrano parti del corpo femminili per pubblicizzare prodotti di ogni tipo e che raffigurano stereotipi di una realtà deformata con riferimenti ad identità sottomessa all’egemonia virile e intellettuale del maschio”. La moralizzatrice Liotta è decisa: “I corpi suadenti delle donne, associati a oggetti da possedere a qualunque costo, lanciano messaggi subliminali che attraggono l’attenzione dei consumatori stimolando, inconsapevolmente, sentimenti di possesso che spesso si tramutano in violenza di genere”. A giudicare i manifesti sarà un comitato di vigilanza intersettoriale e le segnalazioni potranno essere effettuate anche dai cittadini. Tempi duri per chi vuole fare pubblicità nel catanese. Basta uno sguardo seducente o una scollatura che scatta la Liotta-censura. Difficile pensare che il rispetto per le siciliane arriverà soltanto con spot castigati.