Vigilanza a Roma, la mafia è una leggenda

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di Sergio Patti

È uno dei grandi casi di cui si parla molto a proposito dei crescenti rapporti tra economia sana e interessi criminali. La più grande società di vigilanza della Capitale, la cooperativa Nuova Città di Roma, è da tempo nel mirino, tanto che anche questo giornale ha segnalato in più occasioni la vicenda. Per la prima volta, però, adesso a parlare è il presidente della società, Carlo Mitra, che accetta di rispondere a La Notizia su tutte le accuse mosse al gruppo. Partendo dalla più pesante di tutte.
Dietro la Metronotte Roma c’è la Banda della Magliana?
Mi pare una cosa ridicola. Questa è una leggenda. Chi l’ha messa in giro ha strumentalizzato la vicenda giudiziaria del signor Montali, che non ha nulla a che vedere con le vicende della Metronotte.
La figura di Montali è discutibile. L’8 novembre scorso è stato condannato in primo grado a 18 mesi di reclusione per usura, mentre è stato prosciolto dall’accusa di essere stato in rapporti con Enrico Nicoletti storico cassiere proprio della Banda della Magliana. Può spiegare allora quali sono i rapporti tra il signor Montali e la società Metronotte?
Montali non è né dipendente, né ha alcuna funzione societaria. È in azienda, introdotto dal signor Mauro Brinati – il sindacalista che ora ci accusa di rapporti impropri – come “salvatore della patria”, in funzione del sua competenza professionale nel settore della vigilanza. Su Montali personalmente ho sempre assunto un atteggiamento di precauzione, definendo il rapporto in essere con la Metronotte mai direttamente con lui, bensì con la società di consulenza dalla quale dipende.
Dunque ha anche un ufficio in azienda?
Certo, ma solo perché svolge le attività relative a un contratto di consulenza manageriale.
Le accuse contro la sua società e la gestione sono gravissime. Tra i più agguerriti c’è un sindacalista che molti definiscono coraggioso…
Io ho fatto il sindacalista per tanti anni. Di solito nelle aziende aumentavo gli iscritti. Con Brinati, la Cisl che era in maggioranza assoluta è oggi decimata, ridotta a poche decine di tesserati. Forse dovrebbe chiedere ai lavoratori se questo signore è effettivamente coraggioso.
Ciò nonostante Brinati la accusa di fatti gravi. Persino di voler spogliare la società. Perché?
Credo perché con la nuova gestione dell’azienda abbiamo stabilito che il management gestiva e i sindacalisti facevano il sindacato. Senza ingerenze di alcun tipo. Non riesco a dedurre nessun altro motivo perché fino a quel momento tutto filava d’amore e d’accordo. Anzi, fu Brinati a venire in Confcooperative a chiedere aiuto per salvare la vecchia società in dissesto.
Una delle accuse che vi si muove è di aver manipolato i contratti sottraendo somme dovute ai lavoratori…
Questa è veramente una falsità. Anzi, ci tengo a precisare che siamo l’unica impresa della vigilanza su Roma che paga regolarmente le retribuzioni ogni mese, il Tfr e quanto è dovuto secondo i contratti. Mi risulta piuttosto che lo stesso sindacato da cui partono certe accuse ha sottoscritto altrove accordi per consentire dilazioni nel pagamento delle retribuzioni.
Ci sono poi le presunte intimidazioni verso le società vostre concorrenti…
Mi pare che vista l’aggressività anche mediatica nei nostri confronti, se c’è qualcuno che si vuole intimidire questo è proprio la Metronotte.
Pochi giorni fa Libero ha titolato “La sicurezza di Roma? In mano all’uomo della Magliana”. Si è stupito?
Più che stupito mi ha scandalizzato che un giornale possa fare un titolo di questo genere assolutamente falso e arbitrario, coinvolgendo un’associazione imprenditoriale seria che fa della legalità un valore. Un fatto grave, mai accaduto.
Perché arbitrario? Dietro c’è qualcosa?
Sicuramente, in questa che definisco la campagna stampa di aggressione 2014, penso si siano saldate la strategia di astio e denigrazione del Brinati – che per questo motivo è rinviato a giudizio – con un grosso contenzioso tra la Metronotte e una società – la Natuna – dell’editore di Libero. In ballo c’è un pacchetto di fatture pari al 40% di un importante appalto. Somme che ci viene chiesto di pagare senza alcun motivo limpido o contrattuale, spolpando il nostro lavoro. Noi queste fatture non le abbiano pagate e anzi abbiamo segnalato l’anomalia persino alla Regione. È chiaro che da certe parti non ci amano.
Intanto la magistratura sta indagando su di voi. È preoccupato?
No, non sono preoccupato, ma sereno perché l’unico aspetto che riguarda la Nuova Città di Roma – non confondiamo con la vecchia gestione – è relativo al fatto che non abbiamo versato interamente l’Iva 2010/2011. Successivamente però abbiamo fatto un accordo bonario con l’Agenzia delle Entrate per una rateizzazione che stiamo regolarmente pagando da ottobre scorso. Sono orgoglioso come presidente di aver pagato gli stipendi tutti i mesi alle mie guardie a costo di dover posticipare il pagamento dell’Iva, pur vantando ad oggi 30 milioni di fatturato scaduto non incassato prevalentemente della Pubblica amministrazione, e regolarmente dalla stessa certificato. Se questo è un reato sono orgoglioso di averlo commesso, avendo fatto sopravvivere in serenità un migliaio di famiglie.
Non c’è anche altro?
Si, c’è questa fantomatica ricerca di 10 milioni di debiti per tributi o contributi non pagati dalla vecchia società Città di Roma. Somma che la gestione della vecchia cooperativa non aveva mai evidenziato e quindi mai entrata nella perizia in base alla quale fu valorizzato e acquisito il ramo d‘azienda. Ma è chiaro che se non sono stati pagati oneri contributivi o previdenziali – parliamo di competenze risalenti agli anni ottanta – questo non può essere in alcun modo responsabilità della nuova gestione. E infatti né il sottoscritto né l’attuale consiglio di amministrazione siamo indagati per questa accusa.
E la pista rumena? Si dice che quei debiti siano stati occultati in una società estera…
Per quanto riguarda le relazioni societarie non siamo a conoscenza in alcun modo, né direttamente né indirettamente, di società estere. Per le informazioni che ho anche questa è una leggenda.
Lei ha sempre distinto la sua gestione da quelle precedenti. Che c’era di inconfessabile?
Io sono sempre moderato e rispettoso di tutti e di tutto. Nella vecchia gestione, avendo analizzato per bene la struttura dei costi e dei margini, non voglio dire altro se non che c’erano costi fissi esageratamente alti, forse con tanti sprechi, una produttività bassa assolutamente fuori mercato, un’organizzazione dell’azienda arcaica e confusa. È bastato fare esattamente l’opposto di quanto si faceva per trovarci con margini importantissimi. Per capirci, la vecchia società perdeva dai 4 ai 5 milioni all’anno. Ora queste cifre le facciamo di margine. E con questa cassa abbiamo assorbito buona parte dei debiti che ci siamo accollati: 30 milioni in 5 anni. E tutto questo premiando anche i nostri collaboratori. Questo è il quarto anno che eroghiamo borse di studio ai figli dei dipendenti che studiano, senza contare il bonus famiglia per chi fa figli. Si tratta di decine di migliaia di euro l’anno. Non saranno mai abbastanza le imprese che promuovono forme di welfare aziendale per rendere meno difficile la crisi.
Metronotte ha quasi mille dipendenti. Cosa devono temere?
Non devono temere assolutamente nulla perche il loro presidente e il gruppo dirigente non si fa intimidire da nessuno. E faremo il possibile per portare avanti con determinazione le azioni di sviluppo che ci hanno permesso di aumentare il fatturato in 5 anni da 28 a quasi 50 milioni.