Viola di Cuore e di rabbia

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Mimmo Mastrangelo

Non  potrebbero assolutamente capire, tanto  i supportes della Juventus che  quelli del Milan o dell’Inter. Essi possono far sfoggio degli  scudetti e delle coppe che vogliono, ma non arriverebbero a comprendere del cuore che si squarcia di gioia in  un tifoso della Fiorentina  se solo gli viene  citato un nome: Giancarlo Antognoni. Che non è stato solo un fuoriclasse, una stella, il numero dieci viola per antonomasia, lui è stato (e rimane) la Fiorentina. Punto. E non ci sarebbe da aggiungere altro…

 

Fu Liedholm a farlo esordire

Quando lo fece esordire in A nel 1972 Niels Liedholm in un Verona Fiorentina, finito 2-1 per i toscani,  Sandro Ciotti  nella sua radiocronaca per Tutto il calcio minuto per minuto disse: “Oggi ho visto esordire un campione”, mentre il Corriere dello Sport lo definì il nuovo Rivera del calcio italiano.  Giancarlo Antognoni – che oggi primo aprile compirà sessant’anni – in riva all’Arno è diventato il Dante, il Giotto, il Michelangelo dell’arte pallonara. Bello come un divinità antica, tant’è che lo chiamavano il Bell’Antonio e Zeffirelli provò pure a portarlo su un set, e bello era da vederlo  in campo per “finesse” ed eleganza,  per il suo modo di accarezzare la palla e tenerla tra i piedi, per la falcata veloce accompagnata da movimenti mai scomposti. E poi quelle sue punizioni di destro che trafiggevano i portieri, quei  lanci  da trenta-quaranta mesi che tagliavano le difese e mettevano le punte viola (i vari Desolati,  Casarsa,  Sella,  Graziani, Bertoni) in condizioni di finalizzare. Per Gianni Brera, che pure molto lo contestò, il ragazzo dalle origini umbre (di Marsciano, in provincia di Perugia) giocava  guardando le stelle, e non per caso Gianni Agnelli provò più volte a portarlo alla Juventus, ma mai Antognoni volle lasciare la sua Firenze.

 

Ha vinto solo una Coppa Italia

A parte una Coppa Italia nel 1975 (Fiorentina Milan 3-2), in quindici anni in viola Antognoni non ha vinto nulla, e sarà anche per questo che è stato diverso da tantissimi  altri campioni che possono giovarsi a fine carriera dei trofei conquistati.

Trecentoquarantuno sono il numero delle presenze con la casacca della Fiorentina e sessantuno le marcature, in nazionale continua a detenere ancora oggi un record: è l’azzurro che più ha indossato  la maglia numero dieci con 73 presenze.

La fortuna non l’ha mai baciato

Calciatore molto sfortunato è stato Giancarlo Antognoni. Una carriera, la sua, costellata da infortuni gravissimi, in un Fiorentina-Genoa del 22 novembre del 1981 un’uscita del portiere Martina gli procurò una frattura al cranio, un incidente che commosse l’intera Italia sportiva  per il pericolo di vita corso dal giocatore. Invece nel febbraio del 1984 in un scontro con il difensore della Sampdoria Luca Pellegrini riportò la rottura di tibia e perone. Ma  l’incidente per cui Antognoni porta ancora oggi più rammarico è quello subito ai mondiali di Spagna dell’82 nella semifinale con la Polonia che gli impedì di giocare la finalissima con la Germania e diventare campione del mondo sul campo da titolare. In una recente intervista a Massimiliano Castellani di Avvenire, Antognoni (che oggi è dirigente delle nazionali giovanili)  ha confessato che ogni volta che a Coverciano passa davanti al poster della formazione che divenne   campione del mondo gli viene lo scoramento: “Lo guardo ogni giorno e non mi rassegno perché non ci sono anch’io”. Sfogo comprensibile per  un campionissimo rimasto unico.