La crescita non si arresta. Intesa Sanpaolo ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un utile da 8,2 miliardi e un aumento dell’8,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Soltanto nel terzo trimestre gli utili hanno raggiunto i 2,65 miliardi, al di sopra delle attese degli analisti. La conseguenza, per il gruppo guidato da Carlo Messina, è una revisione al rialzo delle previsioni per l’intero esercizio, con un risultato netto che sarà “ben superiore” ai 10 miliardi.
Ancora una volta, Intesa Sanpaolo ha fatto segnare il “miglior risultato netto di sempre” sia per il trimestre che per i primi nove mesi dell’anno. E il rialzo della guidance arriva “nonostante l’impatto fiscale di quasi un miliardo di euro” della Manovra 2026, come sottolinea Messina. Sulla base di questi risultati da record, il cda ha deliberato un acconto sul dividendo da 3,8 miliardi, pari a 22 centesimi per azione: il pagamento è previsto per il 25 novembre. I risultati hanno portato anche ad adeguare il rapporto di cambio dell’Opas su Mps, passata da 1,6 a 1,664 azioni Intesa per ogni titolo della banca senese conferito all’offerta.
Intesa Sanpaolo, per Messina ora il focus è la scalata di Mps
Tornando sui risultati, continua la discesa dei costi operativi (-1,3% nei nove mesi) a 7,88 miliardi, portando il rapporto costi/ricavi al 36,7%, in calo di circa due punti percentuali e mezzo. Centrale, al di là dei risultati, è il progetto di Intesa Sanpaolo per raggiungere il controllo di Mps. Bocciato il piano difensivo di Luigi Lovaglio, la scalata sembra essere in discesa. L’avvio dell’Opas è previsto nella settimana del 23 novembre e la convinzione di Messina è che questo progetto industriale “potrà generare per gli azionisti, i dipendenti, i clienti e i territori” valore.
L’ad ricorda che la banca ha ottenuto “rapidamente” tutte le autorizzazioni regolamentari settoriali necessarie, comprese quelle delle autorità internazionali, tra cui la Bce. L’obiettivo è generare “benefici per tutti gli stakeholder”, ribadisce Messina che fissa anche un target di “utile netto superiore a 16 miliardi di euro nel 2029, con distribuzioni complessive agli azionisti stimate in circa 61 miliardi nel periodo 2025-2029, ossia 11 miliardi in più rispetto a quanto previsto dal piano d’impresa annunciato a febbraio”. Messina infligge poi una stoccata a Lovaglio, tornando sulla bocciatura del suo piano da parte degli azionisti e sottolineando di non aver “mai visto una cosa del genere”, il che “dimostra la diversa direzione tra gli azionisti e il management della banca”.
Manovra, non rispetto l’accordo sulla tassazione delle banche
Durante la conference call, Messina è tornato anche sulla Manovra e sulla tassazione degli extraprofitti per il mondo bancario. L’ad ha ribadito quanto già sostenuto in passato, ricordando che lo scorso anno era stato trovato un accordo con il governo per un contributo triennale e l’esecutivo “non ha rispettato questo accordo”. Messina ha quindi invitato a evitare “l’approccio populista secondo il quale prendere delle misure contro le banche può dare consenso elettorale”, perché ciò che conta è “il contributo reale al Paese” e “quello che si paga già in termini di imposte”.