C’è un aeroporto militare a Pisa da cui, fra il 28 ottobre 2024 e il 25 ottobre 2025, sono decollati trentotto voli di C-130J della 46ª Brigata Aerea diretti in Libia. Misurata soprattutto, qualcuno a Tripoli, qualcuno a Bengasi. Lo certifica un documento delle Nazioni Unite: il rapporto finale S/2026/224 del Panel di esperti incaricato di vigilare sull’embargo libico, trasmesso al Consiglio di sicurezza il 24 marzo 2026 e firmato dalla coordinatrice Salma Arka. L’allegato 20 elenca registrazioni, date, rotte e numeri di volo: dieci velivoli identificati uno per uno, dalle matricole MM62177 a MM62223. Il Panel ha chiesto all’Italia di chiarire la natura di quei voli.
La questione è rilevante. La Libia resta sotto embargo dal 2011, in forza delle risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di sicurezza. La risoluzione 2769 (2025) che disciplina oggi il regime sanzionatorio prevede un’eccezione precisa: gli aerei militari introdotti temporaneamente in territorio libico restano fuori dall’embargo solo se consegnano beni o agevolano attività esentate. Per beneficiarne, lo Stato di bandiera deve fornire spiegazioni. Cinque Paesi hanno operato voli verso scali libici nel periodo monitorato dal Panel: Russia, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti, Italia. Tre hanno risposto, in modo giudicato insufficiente dagli esperti. Due hanno taciuto davanti al Panel: Washington e Roma. Il Panel ha quindi dichiarato l’Italia «non conforme» ai paragrafi 24 e 25 della risoluzione 2769.
Gli aerei, le rotte, il silenzio italiano
Le matricole elencate nel rapporto sono tutte di C-130J Hercules dell’Aeronautica Militare in dotazione alla 46ª Brigata Aerea di Pisa-San Giusto, unico reparto italiano per il trasporto tattico aereo. Quasi tutti i voli atterrano a Misurata, città dove l’Italia ha un distaccamento permanente della Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (MIASIT). Alcuni a Tripoli. Tre a Bengasi, in Cirenaica, ossia nell’area controllata dal generale Khalifa Haftar, l’uomo forte dell’est libico che né l’Onu né l’Unione Europea né, ufficialmente, l’Italia stessa riconoscono come legittimo.
La Farnesina ha replicato il 21 aprile 2026, un mese dopo la pubblicazione del rapporto, con una nota stampa: «Restiamo convinti del concreto rispetto dell’impianto sanzionatorio da parte dell’Italia, anche considerando che le più recenti risoluzioni dell’Onu introducono delle misure di esenzione per le attività addestrative, pur da notificare preventivamente». Una replica a istruttoria chiusa, di fatto un comunicato. Il Panel attesta il silenzio italiano davanti alle richieste tecniche. La Farnesina, in quella stessa nota, sostiene di avere risposto. Le due versioni sono inconciliabili.
L’addestramento dei libici a Pisa e in Libia
Lo stesso rapporto Onu accerta una seconda violazione. Il 26 dicembre 2024, presso l’Accademia militare di Tripoli, si è concluso un corso di Metodo di Combattimento Militare condotto da istruttori del Centro Addestramento Paracadutismo (CAPAR) di Pisa e del 184° Reparto Comando «Nembo». Ventisette allievi ufficiali libici hanno ricevuto formazione su tecniche di combattimento corpo a corpo. Il Panel parla esplicitamente di «sessione di addestramento militare fornita ad attori armati libici in violazione del paragrafo 9 della risoluzione 1970 (2011)». La Farnesina respinge la qualifica e parla di «Forze Armate libiche», categoria potenzialmente esente. La differenza lessicale qui è giuridica: «attori armati» ricade nell’embargo, «forze statali» rientra nelle deroghe.
Il dato pesa di più se incrociato con un’inchiesta de Il Post del 24 luglio 2025. Le foto raccolte dall’account social Streaking Delilah documentano militari libici fedeli a Haftar fotografati al Centro Addestramento Paracadutismo della «Folgore» di Pisa e al settore militare dell’aeroporto militare San Giusto, gli stessi due luoghi da cui parte il flusso aereo verso la Libia. Una carta d’imbarco rilasciata dal Covi, il Comando operativo di vertice interforze, il certificato di brevetto firmato dal direttore del Capar, lo stemma dell’unità al-Saiqa, forze speciali fedelissime al generale della Cirenaica. La fonte della Difesa citata dal Post ha confermato.
Roma riconosce solo il governo di Tripoli. Roma forma militari del governo che ignora ufficialmente. Il Panel chiede spiegazioni. Roma tace.
Il filo che porta al Copasir e ad Almasri
L’aereo di Stato che il 21 gennaio 2025 ha riportato in Libia Osama Almasri Njeem, colpito da mandato della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, partiva nello stesso periodo in cui da Pisa si moltiplicavano i voli elencati nel rapporto Onu: il primo è del 28 ottobre 2024, gli altri si distribuiscono per tutto il 2025. È la stessa Libia dove il 29 aprile 2026 il Copasir, presieduto da Lorenzo Guerini (Pd), ha incontrato a Tripoli Abdulhamid Dabaiba, Mohamed Takala e Aguila Saleh discutendo di gas, immigrazione e «cooperazione in settori vitali», con il direttore di Eni Libia presente in ambasciata prima degli incontri politici. Lo stesso comitato che nella relazione di febbraio 2025 aveva definito «proficui» i rapporti con i servizi libici, e aveva annotato come in Tripolitania «le diverse fazioni e milizie presenti si dividono il controllo delle varie città coinvolte in questo traffico» di esseri umani.
I trentotto voli da Pisa restano una scatola nera. Il Panel non dice cosa trasportassero: registra invece la scelta italiana di occultarne il contenuto. La risposta esiste e qualcuno la conosce. Il governo italiano preferisce custodirla. L’Onu prende atto.