La von der Leyen oggi porta a Draghi il primo assegno del Recovery. Ma senza Conte e i 5 Stelle non sarebbe stata neppure eletta

Ursula von der Leyen
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È tempo di scrutini a scuola. E oggi toccherà pure al governo Draghi ricevere il suo sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (qui il testo approvato da Palazzo Chigi). Sarà la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a consegnare la pagella italiana a Roma, durante il suo incontro con il premier. Nei giorni scorsi la presidente ha portato le valutazioni Ue anche in altre capitali, e visitato alcuni progetti che il Recovery finanzierà. A Roma il premier Mario Draghi le farà fare un sopralluogo di Cinecittà.

Sono 300 i milioni di euro stanziati con il Recovery e l’obiettivo è raddoppiare gli spazi e renderli più sostenibili e green, rafforzando anche le produzioni virtuali e le attività legate agli effetti speciali, la digitalizzazione dell’enorme patrimonio di foto, scenografie, film, insieme all’investimento sulle professionalità del futuro con scuole dedicate ai tanti mestieri del cinema e persino una enorme piscina per le riprese subacquee.

Bruxelles ritiene il piano italiano in linea con le disposizioni di Next Generation Ue e questo renderà possibile l’esborso del prefinanziamento che corrisponde al 13% dell’intero ammontare dello strumento per la ripresa e la resilienza. Si tratta di circa 25 miliardi che saranno trasferiti nel mese di luglio. La decisione finale sul piano italiano, come su quelli degli altri paesi, sarà presa dall’Ecofin. Ma all’Italia non riesce l’impresa di distinguere il suo piano rispetto a quelli finora approvati.

La valutazione della Commissione Ue del Pnrr italiano vede infatti tutte A, cioè il massimo voto, e una B alla voce ‘Costi’, come per tutti gli altri paesi. Per la Commissione il Pnrr italiano “rappresenta una risposta bilanciata e completa alla situazione economica e sociale”, e “contribuisce in maniera efficace ad affrontare le sfide identificate dalle raccomandazioni”. Inoltre “rafforza il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro, e la resilienza economica, sociale ed istituzionale”.

Le misure poi “non arrecano danni” a tutti gli obiettivi ambientali della Ue e contribuiscono in modo efficace sia alla transizione energetica che a quella digitale. Avranno inoltre un “impatto duraturo” sull’Italia che è anche riuscita ad assicurare un “efficace monitoraggio” dell’attuazione del piano. Anche il meccanismo di controllo anti-frodi è giudicato efficace. Infine, tutte le misure del Pnrr sono “coerenti”. In tutti questi aspetti, definiti dal regolamento del Recovery fund, all’Italia viene assegnata una A.

L’unica B riguarda la voce ‘Costi’, come per tutti gli altri paesi. Nessuno è riuscito infatti a rispettare le rigide indicazioni sulla definizione dei costi delle misure, e quindi le stime si sono perlopiù basate su costi di misure simili, come nel caso del Pnrr italiano. Arriva poi un riconoscimento importante al Superbonus targato M5S. Bruxelles sottolinea che il piano è “ben allineato” al Green Deal, con il 37% di misure indirizzate alla transizione climatica, tra cui progetti di efficientamento energetico degli edifici (Superbonus) e per favorire la concorrenza nel mercato del gas e dell’elettricità.

Al digitale è dedicato invece il 25% del piano, con misure per la digitalizzazione delle imprese, incentivi fiscali per la transizione 4.0, la banda larga e il sostegno a ricerca e innovazione. I primi fondi disponibili a luglio saranno impiegati in 123 progetti alcuni già attivi dallo scorso anno, altri che dovranno partire come il piano Italia 5G. In estate scatteranno le decine di interventi previsti per spingere la transizione digitale, compreso il reclutamento di 10 mila giovani entro il 2025. Ma spazio anche alla riqualificazione di vecchie opere come lo stadio Franchi di Firenze per cui è già pronto il bando.

Prima fetta dei 200 miliardi ottenuti grazie a Conte

Era l’alba del 21 luglio dello scorso anno quando, dopo cinque giorni e quattro notti di negoziati serrati – oltre 90 ore che fecero del summit il più lungo della storia dell’Unione – al vertice europeo sul Recovery fund e il Bilancio Ue 2021-2027 , tra i leader dei 27 paesi dell’Ue, si riuscì a trovare un’intesa su Next Generation Eu, come allora chiamò la Commissione il Recovery fund, il pacchetto da 750 miliardi di aiuti e prestiti. “Deal!”, scrisse alle 5,31 di quel giorno il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, su Twitter.

Per l’Italia di Giuseppe Conte l’intesa raggiunta ha significato portare a casa 209 miliardi. Un successo per l’avvocato pugliese che lottò fino all’ultimo per respingere i tentativi olandesi di inserire nel comunicato finale qualche trappola per il nostro Paese. Non solo. Il premier Conte riuscì nell’impresa di strappare un piatto ancora più ricco (82 miliardi di sussidi e 127 di prestiti) rispetto alla proposta della Commissione di maggio, che destinava al nostro Paese 173 miliardi (82 di aiuti e 91 di prestiti).

“Avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre”, commentò molto soddisfatto il presidente del Consiglio, rimarcando di aver conseguito questo risultato “tutelando la dignità del nostro Paese”. Il presidente francese Emmanuel Macron parlò di “giornata storica per l’Ue”. Un “buon segnale” per Angela Merkel, mentre per il commissario Paolo Gentiloni il Next Generation Eu “è la più importante decisione economica dall’introduzione dell’euro”.

“Un pacchetto senza precedenti”, ricordò la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Il giorno dopo, il 22 luglio, una standing ovation alle Camere, e un bagno di folla fuori, accolse il premier. “E’ un risultato che non appartiene al governo o ai singoli ma all’Italia intera”, tuonò Conte. Il premier ricordò che il risultato raggiunto “non era affatto scontato a marzo”. Oggi von der Leyen incontrerà l’attuale premier Mario Draghi, e gli consegnerà la pagella dell’Europa al Piano nazionale di ripresa e resilienza dell’Italia. Ovvero a quel piano che senza l’ardire e l’audacia di Conte non avrebbe mai potuto vedere la luce.