Voragine da 4 milioni targata Tesei, ecco il buongoverno della Lega. Il comune di Montefalco rischia il dissesto finanziario. Grazie all’eredità della governatrice dell’Umbria

di Edoardo Lanfranchi
Politica

Per tutta la campagna elettorale aveva smentito indignatissima: “A Montefalco non esiste nessun buco di bilancio”. E aveva ragione. Nelle casse del comune umbro non c’è un buco ma una “voragine” di oltre 4 milioni di euro, come ha ammesso imbarazzato il sindaco Luigi Titta, erede del comune avviato al dissesto e per dieci anni guidato da Donatella Tesei, attuale presidente dell’Umbria e prima governatrice targata Lega in una regione da sempre di sinistra.

ROSSO DI MONTEFALCO. Con i suoi 5 mila abitanti e un vino, il Sagrantino, celebrato in tutto il mondo, Montefalco è uno dei borghi più belli dell’Umbria. Ma, soprattutto, è la culla natale della signora e il trampolino della sua carriera politica: avvocato di professione, eletta sindaco nel 2009 e poi ancora nel 2014, nel 2018 ha spiccato il volo verso il Senato ed è diventata presidente della commissione Difesa. Diciotto mesi dopo ecco la pupilla di Matteo Salvini conquistare la regione, provata dagli scandali che hanno travolto la giunta di Catiuscia Marini, con un consenso nettissimo: 57,55 per cento. E il tutto senza mollare lo scranno di sindaco al borgo natio, cui è rimasta incollata fino a maggio 2019 malgrado i conti sempre più in rosso. Nel 2009 il suo predecessore, il Pd Valentino Valentini, aveva lasciato come eredità un attivo di cassa di circa 100 mila euro, la conquista della Docg per il Sagrantino e la fama di “città ideale d’Italia” secondo il Fai. Nel 2017, dopo otto anni di guida leghista, la Corte dei Conti accertava già un disavanzo di quasi 1,5 milioni.

RIENTRO MANCATO. Il piano di rientro trentennale, 50 mila euro l’anno, “è stato disatteso fin da subito” secondo la denuncia dei consiglieri di minoranza Vincenzo Riommi, Monia Scarponi, Roberto Micanti e Daniele Morici. E l’era Tesei si è chiusa con un “disavanzo triplicato”, “una patologica difficoltà di cassa”, “un ingentissimo stock di insoluti” e fornitori pagati in perenne ritardo (oltre 220 giorni nel 2018). Ciliegina sulla torta, un debito di 1,4 milioni con Valle Umbra Servizi: “ I soldi incassati dalla Tari sono stati utilizzati come un ulteriore e improprio polmone di liquidità” per “supportare una spesa ormai fuori controllo”.

TRASPARENZA ZERO. Dal 2014 in poi, secondo l’Anac, il comune non è stato in regola con la pubblicazione dei dati, compresi i nomi dei consulenti e delle aziende di cui si è avvalso, tanto che persino l’attuale sindaco Titta (già vicesindaco con la Tesei) ammette la necessità di una grande “operazione trasparenza”. Il nuovo revisore dei conti del comune, Carlo Alberto Zauli, ha messo agli atti di non essere “in  grado di esprimere un giudizio” sulla reale situazione finanziaria e patrimoniale del 2018. E il 2019, ultimo anno in carica della attuale governatrice? Il consiglio comunale è così in ritardo nell’ approvare il rendiconto che il prefetto di Perugia Claudio Sgaraglia ha minacciato di mandare un commissario. Lo schema di consuntivo approvato dallo giunta di centrodestra, in ogni caso, ha accertato l’esistenza del disavanzo-monstre: 4.225.719,75 euro. Praticamente 770 euro per ogni abitante, neonati compresi. Meno male che “Montefalco è diventato, e continua a essere, un modello virtuoso di promozione turistica, di integrazione tra territorio, arte, cultura, eccellenze enogastronomiche e mondo imprenditoriale” garantiva in ottobre l’allora aspirante governatrice. E, soprattutto, “un esempio di buon governo”.