Voti comprati per far cadere il Governo Prodi. Berlusconi condannato a tre anni

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Tre anni di carcere per corruzione. Per Silvio Berlusconi si chiude nel peggiore dei modi il processo di Napoli sulla “operazione Libertà”, la campagna di reclutamento di parlamentari tra le file del centrosinistra che portò nel gennaio 2008 alla caduta del governo Prodi. Una condanna, quella per il Cav, destinata a non diventare mai definitiva, perché il prossimo 6 novembre l’imputazione si prescrive, e dunque non ci sarà neanche il tempo del processo d’appello. Ma la sentenza è comunque pesante, perché riscrive in chiave giudiziaria un capitolo cruciale della vicenda politica del Paese. Per i magistrati di Napoli a fare cadere l’ultimo governo dell’Ulivo fu una “operazione pianificata volta a sovvertire l’ordine democratico”, voluta e finanziata da Silvio Berlusconi con l’unico obiettivo di tornare a Palazzo Chigi.

INCASTRATO
Momento chiave dell’operazione, i tre milioni di euro a Sergio De Gregorio, eletto al Senato nelle liste dell’Italia dei valori, perché lasciasse la maggioranza. De Gregorio, nel 2013, decise infatti di patteggiare una pena di un anno e otto mesi per l’accusa di corruzione evitando così il processo che avrebbe potuto evidenziare un patto per far cadere il Governo Prodi.  Lo stesso Professore oggi ha così commentato: ”C’erano delle voci, ma, come dissi al giudice, non ne sapevo nulla. Se lo avessi saputo sarei ancora presidente del Consiglio”. Ora bisognerà attendere le motivazioni per capire come i giudici napoletani abbiano superato l’ostacolo maggiore che sia la difesa di Berlusconi che quella di Forza Italia, anch’essa imputata come “responsabile civile”, hanno sollevato per arginare le tesi della Procura. Sia Ghedini che Coppi hanno sostenuto che è la Costituzione a garantire la totale libertà di movimento ai parlamentari che esercitano il loro ruolo “senza vincoli di mandato”. A rientrare negli atti insindacabili rientrava, in particolare, il voto di fiducia al governo, che non fa parte dell’attività legislativa: e in quel momento De Gregorio non era un pubblico ufficiale. Qualunque siano i motivi che lo spinsero al ribaltone, questi per Ghedini e Coppi riguardano la morale e la politica ma non il codice penale.

LA REPLICA
Nella sua replica di ieri, la Procura ha sostenuto che di fatto De Gregorio era asservito a Berlusconi, e che il finanziamento al suo movimento era il “sinallagma” ovvero la contropartita del suo passaggio al centrodestra. Il fatto che sia stata una vicenda politica, per il pm, non esclude che sia stata anche una vicenda criminale: e il pm Fabrizio Vanorio ha citato come precedente quello del delitto Matteotti, ordinato da Mussolini: “anche quello aveva un movente politico, ma resta un delitto”.