“Non c’è stato alcun cessate il fuoco energetico. Sembrava un’escalation da parte russa”. Tre giorni dopo l’annuncio di Donald Trump su Truth, Volodymyr Zelensky dice a Londra quello che a Kiev pensano da domenica: la tregua sulle infrastrutture energetiche esiste solo nel post del presidente americano. L’Ucraina resta disponibile a “qualsiasi tipo di cessate il fuoco”, ha spiegato incontrando il premier britannico Andy Burnham, ma “oggi abbiamo avuto attacchi massicci”.
In effetti che ci sarebbe stata una tregua l’aveva scritto solo Trump, Mosca non aveva mai confermato la decisione. Anzi, aveva ripetuto ciò che ripete da anni: la guerra finisce solo con la pace. E così continua a bombardare. Inoltre, più bombarda, più rende instabile la posizione di Zelensky, ormai inviso a The Donald.
A Downing Street Burnham ha usato parole di sostegno pieno a Kiev. “Siamo al vostro fianco e questo non cambierà”, ha detto, ricordando i pesanti bombardamenti delle ultime 24 ore, soprattutto su Kiev.
Ha anche commentato l’iniziativa di Trump. Zelensky, ha detto, “ha dato prova di leadership” dichiarandosi pronto a trattare una tregua energetica per proteggere la popolazione dall’inverno, ma “ciò che abbiamo percepito dalla Russia sono ulteriori attacchi alle infrastrutture critiche”. E ha concluso: “È chiaro al mondo, ancora una volta, chi sia l’aggressore”. Burnham ha poi annunciato che Londra accelererà la consegna dei sistemi di difesa aerea britannici destinati a Kiev, per renderli operativi “il prima possibile”.
Intanto la Nato pensa a come armarsi
Anche la Nato ieri si è mossa. A Tallinn il segretario generale Mark Rutte ha incontrato il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna, e il tema è stato come “trasformare i crescenti investimenti nella difesa in capacità concrete” e mantenere salda la deterrenza. Per Tsahkna l’Alleanza ha dimostrato di essere pronta “a difendere ogni centimetro del territorio alleato”, e l’Ucraina “necessita di assistenza militare continua”.
L’Estonia verserà altri 10 milioni di euro attraverso il Purl, il meccanismo Nato con cui gli alleati europei finanziano l’acquisto di armi americane per Kiev.
Ma i veri soldi per Kiev arrivano da Bruxelles
Il contributo più grande però arriverà da Bruxelles. La Commissione ieri ha erogato ulteriori 2,86 miliardi di euro all’Ucraina, provenienti dalla componente difesa del prestito da 90 miliardi per il biennio 2026-2027, di cui 60 per le armi e 30 per il bilancio.
I fondi serviranno per droni, difesa aerea, missili, radar, guerra elettronica e munizioni. “Mentre la prima linea russa è in stallo, il Paese continua a intensificare i suoi attacchi aerei, prendendo di mira con crudeltà civili e infrastrutture”, ha detto Ursula von der Leyen. Per il resto del 2026 restano disponibili 29,64 miliardi.
Dal 2022 Ue e Stati membri hanno versato a Kiev 231,5 miliardi complessivi, di cui 3,8 dai proventi dei beni russi congelati. Altre erogazioni sono attese nelle prossime settimane, mentre l’Ucraina si prepara al suo quarto inverno di guerra su vasta scala.