L’Accordo di Malta si allarga. Ma sui migranti c’è chi dice no. Via libera di Lussemburgo, Portogallo e Irlanda. Da Austria e Visegrad muro contro l’Italia

di Clemente Pistilli
Politica
LUCIANA LAMORGESE

Altri 3-4 Paesi sono pronti ad aderire all’accordo di Malta per la distribuzione dei migranti soccorsi in mare. In Europa il vento è cambiato e i più sono decisi a non lasciare di nuovo Roma da sola davanti ai tanti disperati che arrivano a bordo dei barconi. Ma all’interno dell’Ue gli italiani non sono gli unici ad avere problemi con l’immigrazione e anni di timori e indifferenza non si cancellano con un colpo solo. Occorre tempo e tanto lavoro. Impegno più che spot o allarmi tanti efficaci ad aumentare i consensi quanto inutili per risolvere realmente i problemi. Il messaggio giunto ieri dal Lussemburgo, dove il ministro dell’interno Luciana Lamorgese ha partecipato al Consiglio Affari Interni Ue, sembra questo. E il basso profilo mantenuto dalla titolare del Viminale non appare una sconfitta rispetto al risultato raggiunto a La Valletta ma giusta prudenza.

IL PUNTO. Lamorgese ha specificato ieri che sul pre-accordo di Malta relativo alla redistribuzione dei richiedenti asilo c’è il “sì di tre-quattro Paesi, tra cui Irlanda, Portogallo e Lussemburgo”. Un sistema dunque che si allarga rispetto all’intesa raggiunta inizialmente tra Italia, Malta, Francia e Germania. “Abbiamo trovato dei Paesi che immediatamente hanno dato la loro condivisione – ha specificato il ministro – perché ogni volta che abbiamo avuto degli sbarchi hanno dato disponibilità. Altri Paesi in via generale hanno espresso un parere positivo, ma molto viene rimandato a delle riunioni tecniche. L’immigrazione – ha evidenziato – è un problema complesso, non è che si risolve da un giorno all’altro, c’è bisogno di accordi, di contatti con i Paesi, di tanti protocolli a livello europeo. Io ho detto che questo è un momento per far vedere che l’Europa c’è, sarebbe un segnale molto importante”.

I FRENI. Oltre al muro alzato sulla distribuzione dei migranti da parte dei Paesi di Visegrad, il Viminale deve fare i conti del resto con le difficoltà che hanno anche altri Paesi. Spagna e Grecia, ad esempio, apprezzano la “filosofia” dell’accordo di Malta, ma restano fuori dal meccanismo perché alle prese con gli sbarchi di casa loro, l’Austria è contraria e il Belgio, al momento senza governo, non ha una posizione chiara. Vi è poi un ulteriore problema legato al fatto che al momento lo “schema-Malta” è destinato a funzionare soltanto in caso di numeri limitati di sbarchi. Vi è del resto la situazione della Grecia, che subisce l’aumento dei flussi di migranti provenienti dalla Turchia. “La situazione del Mediterraneo orientale è preoccupante, ma sulla rotta del Mediterraneo centrale gli arrivi sono ridotti e devono restare tali”, ha affermato il commissario Ue all’Immigrazione, Dimitri Avramopoulos. Ma Lamorgese non molla: “Siamo fiduciosi. Non era prevista una firma e per adesso si è preso atto che alcuni già erano convinti e altri dovranno verificare le varie situazioni nei propri Paesi”.

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