Aiutino imprevisto alle fondazioni fa litigare i giallorossi. Una norma Pd frena la trasparenza. Ira M5S: il testo torni in Commissione. Poi la retromarcia

di Raffaella Malito
Politica
CLAUDIO MANCINI

Dalla renziana Open alla piddina Eyu e alla leghista Più Voci. Diverse le fondazioni e associazioni finite nell’occhio del ciclone per i rapporti con partiti ed esponenti politici. Un andazzo a cui lo Spazzacorrotti ha tentato di porre rimedio estendendo le norme sull’obbligo di totale trasparenza per i partiti anche a fondazioni, associazioni e comitati legati ai partiti o che destinino somme pari o superiori a 5.000 euro l’anno ad attività politiche. Eppure dopo LeU ci ha provato il Pd a rinviare l’entrata in vigore di quelle norme. Un tentativo che ha incontrato la ferma opposizione di Di Maio e Renzi.

Nel corso della maratona notturna che ha dato il via libera, in commissione Finanze della Camera, al decreto fiscale collegato alla manovra, viene approvato un emendamento targato Pd che rinvia di un anno, al 2021, l’equiparazione fondazioni-partiti. Matteo Renzi si scaglia contro tutti: la proposta è passata anche con i voti di LeU e M5S. “è una porcheria che va tolta. Il decreto torni subito in commissione”, taglia corto Luigi Di Maio. E così sarà. Il Pd, a stretto giro, comunica che ritirerà l’emendamento. Appena pochi giorni prima l’ex premier aveva denunciato l’iniziativa di due deputati di LeU, Luca Pastorino e Nico Stumpo, colpevoli di aver presentato un emendamento uguale a quello riproposto dai dem.

“Forse perché c’è – aveva chiesto polemicamente Renzi- qualche fondazione che ha qualche amico di LeU? Il M5S voti contro e applichi le norme dello Spazzacorrotti anche alle srl come la Casaleggio”. I deputati di LeU, poi, hanno annunciato il ritiro dell’emendamento e hanno spiegato: “Il rinvio aveva ragioni tecniche: la commissione preposta è chiamata a controllare circa 6mila organizzazioni e oltre 50mila politici”. Tutto bene dunque. Fino a domenica notte, appunto, quando la commissione Finanze di Montecitorio ha votato e approvato l’emendamento presentato da Claudio Mancini del Pd (nella foto) con le stesse motivazioni suggerite da LeU. Dura la reazione di Renzi: “Di giorno fanno la morale a noi sui social, di notte votano per evitare la trasparenza alle loro fondazioni”. A strettissimo giro arriva la condanna del capo politico dei pentastellati e la resa dei dem.

“Visto che si pensa che ci siano secondi fini, non resta che tornare in Commissione e modificare l’emendamento – spiega Mancini – si dovrà comunque trovare un’altra soluzione alle difficoltà organizzative evidenti causate da una legge che personalmente continuo a pensare sbagliata perché criminalizza i partiti e la partecipazione politica”. Caso chiuso? Sì, sentenzia Nicola Oddati della segreteria nazionale Pd. Ma le polemiche continuano. “Chi ha incassato fondi sulle fondazioni non siamo noi, ma è qualcun altro”, dice il viceministro dello Sviluppo economico, Stefano Buffagni. “Quindi credo che lui sia preoccupato per quello, non tanto per quello che votiamo in aula – ha concluso l’esponente grillino – se è stato fatto un errore di votazione, si modifica”. “Pensate se avessi votato io quell’emendamento che avrebbero detto…”, insiste Renzi.

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