Al Tg1 pure la redazione ora vuole il post-Carboni. L’edizione delle 20 ha perso 2 punti rispetto a un anno fa. In picchiata pure i notiziari delle 8 e delle 13

di Francesco Carta
Tv e Media

“Il Tg1 ha perso in credibilità e in ascolti: non è una questione politica, ma aziendale e redazionale”. Il commento, a mezza bocca, di uno dei giornalisti del Tg1 è chiaro: dopo poco più di un anno il direttore Giuseppe Carboni (nella foto) non è più gradito, tanto da ritrovarsi di fatto tutta la redazione sul piede di guerra. Questo è, il sunto dell’assemblea redazionale andata in scena ieri durante la quale anche il direttore avrebbe capito il cattivo stato dell’arte e il pesante clima che si respira all’interno della (sua?) redazione. Ma, soprattutto, i giornalisti del Tg1 hanno lanciato un chiaro messaggio al settimo piano di Viale Mazzini e all’amministratore delegato Fabrizio Salini, a cui poco più di una settimana fa sono state presentate numerose slide nel corso dell’ultimo Cda Rai, da Marcello Ciannamea, direttore coordinamento editoriale palinsesti televisivi, e da Roberto Nepote, direttore marketing, parlano chiaro.

E sul Tg1 i dati sono a dir poco allarmanti (come, del resto, quelli di tutta la rete…): il notiziario di Carboni nell’edizione delle 20 segna una media del 21,8% perdendo due punti secchi rispetto allo scorso autunno; l’edizione delle 13.30, con il 20,8%, fa -1,1%; e quella delle 8 del mattino, con il 21,6%, fa -1,2%. Un disastro. Ed è proprio a partire da questi dati che ora anche i giornalisti della testata hanno deciso di dire la loro, mettendo sul banco degli imputati non solo Carboni ma anche i vicedirettori più esposti, a cominciare – si dice – da Costanza Crescimbeni.

NOTA DOLENTE. Il risultato è stato una nota dei giornalisti del Tg1 circolata ieri sui telefoni di diversi giornalisti. E, tra le righe, è evidente la sconfessione a danno di Carboni. “L’Assemblea dei giornalisti del Tg1 – si legge nella nota – esprime l’esigenza di rafforzare la Testata, mettendola in grado di offrire un’informazione completa ed autorevole, con l’obiettivo della verità, sempre, riappropriandosi del diritto/dovere di raccontare il Paese e il Mondo, avendo come faro – in ogni occasione – il Servizio Pubblico”. E, ancora, l’Assemblea “esprime preoccupazione per la farraginosità dei processi decisionali che si riflette negativamente sulla vita del giornale, ne mina la continuità quotidiana di linea editoriale, mettendo anche in crisi il Reparto strategico del Montaggio”.

E poi l’affondo: “L’Assemblea registra un diffuso malessere per le modalità di gestione del giornale e per la qualità dei rapporti umani nel lavoro quotidiano”. Ed è proprio per questo che – caso raro nella storia del Tg1 – la redazione si spinge ancora oltre, dando mandato al Cdr “di chiedere l’apertura di un tavolo con i vertici aziendali, il direttore e l’Usigrai”, visto “l’immobilismo dovuto al rinvio dei problemi posti dal Cdr alla Direzione e dalla Direzione all’Azienda”. La rottura, dunque, che di fatto è sempre rimasto sullo sfondo, è diventato concreta ed esplicita ieri.

Ora si fa sempre più difficile per Carboni restare in sella, stretto com’è tra il malcontento del Cda e i rancori di una redazione che non obbedisce più come prima. La data da cerchiare in rosso ora è il 28 novembre, giorno in cui Carlo Freccero lascerà l’incarico. È probabile che Carboni possa resistere fino ad aprile. Ma nei corridoi scommettono che il cambio di guardia avverrà prima. Per lui e anche per Teresa De Santis.

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