Avviso di sfratto per Cantone. L’antagonista a Renzi fa più paura della corruzione

di Giorgio Velardi
Politica
Cantone

Un colpo di spugna in piena regola. O molto più semplicemente un avviso di sfratto a Raffaele Cantone. La notizia, anticipata ieri dall’Huffington Post, è semplice, forse anche troppo: nel Consiglio dei ministri del 13 aprile scorso, quello dove, per intenderci, è arrivato il via libera alle disposizioni integrative e correttive al nuovo codice degli appalti (approvato dopo gli scandali Mafia Capitale ed Expo), è stato cancellato un comma. Anzi, il comma. Quello dava potere all’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione guidata dal magistrato anti-camorra, di intervenire nei casi di irregolarità senza aspettare il giudice ordinario. Prerogativa peraltro riconosciuta a Cantone non più tardi di un anno fa. In un Paese “normale”, di fronte a scandali a ripetizione e ad un aumento della corruzione del 74% negli ultimi anni, un Governo sarebbe tentato dal dare ad un’authority creata ad hoc – che non a caso, fino a prova contraria, si chiama “anticorruzione” – maggiori poteri d’intervento. Nell’Italia alla rovescia, di contro, quello stesso Esecutivo decide di toglierglieli. Peraltro con una decisione di dubbia legittimità giuridica, visto che è stato scavalcato il Parlamento. Raccontano che appreso dell’accaduto Cantone sia rimasto esterrefatto.

Strana coincidenza – Anche perché la notizia – strana coincidenza – è uscita proprio nel giorno in cui il numero uno dell’Anac ha incontrato l’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, grande accusatore dell’inchiesta che vede coinvolto anche il padre dell’ex premier Matteo Renzi. Subito è partita la corsa a dire che è stato un equivoco e che tutto sarà rimesso a posto. I relatori del provvedimento in commissione Lavori pubblici al Senato, i dem Stefano Esposito e Raffaella Mariani, hanno parlato di un “atto grave”. Paolo Gentiloni, da Washington, s’è scapicollato a telefonare all’interessato per dirgli che sarà “posto rimedio” al provvedimento, mentre le solite fonti di Palazzo Chigi riferivano che non c’è alcuna volontà politica di ridimensionare i poteri dell’Anac. Tutto molto interessante, ma allora perché non pensarci prima che il bubbone scoppiasse, rischiando così che la toppa sia peggiore del buco?

Le ambizioni – Più che un incidente, a cui francamente non crede nessuno, quanto accaduto in Cdm sembra essere un chiaro messaggio alle ambizioni del numero uno dell’Anac. Una figura, quella di Cantone, che rischia di fare parecchia ombra proprio all’ex sindaco di Firenze, intento a ricostruirsi l’immagine di leader vincente dopo la sconfitta del 4 dicembre. Dal canto suo, l’interessato coltiva qualche ambizione politica. Qualcuno rivela per esempio che Cantone si vedrebbe bene come prossimo ministro della Giustizia, anche se il tentativo di piazzare un magistrato a via Arenula ha un precedente molto recente, quello di Nicola Gratteri, che non è andato a buon fine. E Renzi, che pure del capo dell’Anticorruzione è stato il maggiore sponsor, alla fine non vuole doversi pentire di averlo “lanciato”.

Twitter: @GiorgioVelardi